Il fattore sicurezza sarà fondamentale per la ripresa, che non avverrà prima del 2021. L’economia globale “non tornerà a una parvenza di normalità se non tra un anno almeno. E quando lo farà, non dobbiamo aspettarci di rivivere la normalità a cui eravamo abituati prima della pandemia”. L’economista premio Nobel Michael Spence spiega in un’intervista alla Stampa che “a questo punto, la performance dell’economia non è più una funzione esclusiva delle loro decisioni, della politica monetaria, o di quella fiscale – dice Spence – la gente non tornerà a lavorare, viaggiare, mangiare al ristorante, mandare i figli a scuola, solo perché glielo dice il potere esecutivo. Lo farà sulla base del proprio giudizio, solo se si sentirà sicura”. È fondamentale “lavorare bene sulla gestione del virus, è la condizione irrinunciabile per la ripresa”. I numeri del secondo trimestre dell’anno con il Pil calato del 32,9% negli Usa e del 10,1% in Germania “non sono sorprendenti”. Anzi “c’era chi prevedeva un crollo più massiccio”. Il virus “non è ancora sotto controllo, e quindi anche i prossimi due trimestri saranno difficili”. Se poi la ripresa inizierà alla fine dell’anno, “ci vorrà molta crescita per tornare a dove eravamo.
Per Spence “è un errore pensare che la gente sia frenata solo dai limiti imposti dal governo, come lockdown o maschere. Fuori è pericoloso, e quindi ci sono molte cose che non intendiamo fare, anche senza le restrizioni – sottolinea – Trump non l’ha capito”. Nelle elezioni presidenziali l’economia “non conterà così tanto”. Stando ad alcuni dati, molti elettori moderati repubblicani, democratici e indipendenti non voteranno Trump per come ha affrontato l’emergenza Covid: “La gestione del virus lo ha danneggiato”.
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