La guerra tra Ucraina e Russia ha dato il colpo di grazia al prezzo del gas già fuori controllo da mesi e il prezzo del metano schizza a 4 euro a litro: “ad ottobre il metano era aumentato di 6 volte rispetto al prezzo medio degli ultimi 15 anni ma adesso la situazione è peggiorata e dobbiamo parlare di un incremento di 10 volte”. Il settore del gas naturale per autotrazione “così non regge più e molti nostri operatori hanno già chiuso”. A parlare è Natali Dante, presidente di Federmetano, la Federazione nazionale distributori e trasportatori di metano, che spiega in quali condizione versa il settore a causa dei prezzi alle stelle del gas.
Molti stanno chiudendo
“La situazione è ulteriormente peggiorata rispetto a quanto già registrato ad ottobre”, afferma Dante che aggiunge: “I nostri operatori non sono più nelle condizioni di lavorare e molti stanno chiudendo. E’ una situazione molto molto difficile a fronte della quale chiedevamo, chiediamo e continuiamo a chiedere un intervento veramente minimo che è quello della riduzione dell’Iva dal 22 al 5%: è l’unico strumento che ci consentirebbe immediatamente di diminuire in modo consistente il prezzo di vendita al pubblico di gas metano”.
Si tratta di un intervento che, spiega Dante, ”si doveva già fare ad ottobre ma che adesso diventa ancora più urgente e darebbe un minimo segnale di conforto ad un milione e 100 mila famiglie a medio e basso reddito che hanno scelto di utilizzare un veicolo a metano e che oggi si ritrovano in una situazione di enorme difficoltà”. Per intenderci: ”il costo di un pieno di metano è molto più del doppio e ultimamente la situazione è peggiorata come non mai”.
Imprescindibile l’intervento sull’Iva
L’intervento sull’Iva, dunque, ”oggi diventa imprescindibile ma dal governo ancora nessun segnale positivo e questo è inaccettabile” afferma Dante segnalando che ”la riduzione dell’Iva dal 22 al 5% che noi chiediamo è stata invece accordata a tutti gli usi civili e industriali che hanno livelli di volumi ben maggiori del nostro. Diciamo che, nel nostro caso, il mancato introito per lo Stato è estremamente più basso rispetto agli atri utilizzi perché i volumi del nostro settore sono di un miliardo di metri cubi all’anno mentre il gas nel suo complesso che viene consumato in Italia in un anno è intorno ai 75-76 miliardi di metri cubi”.
Il contributo alla transizione ecologica del Paese
Da tenere in forte considerazione anche il contributo del settore alla transizione ecologica del paese. Nel processo di riconversione della nostra economia “non si può prescindere dal contributo di tutte le tecnologie e quindi anche dei biocarburanti e in particolare del biometano che già oggi noi distribuiamo sulla nostra rete per un quantitativo pari al 30%”. Questo vuol dire che “un terzo del gas distribuito giornalmente è un carburante rinnovabile”.
Inoltre, spiega Dante, “bisogna anche considerare che i 1500 punti vendita che portano metano e biometano al 30% su tutto il territorio nazionale rappresentano un’infrastruttura già pronta domani per veicolare l’ idrogeno che servirà alla transizione energetica. Sarebbe insensato distruggerla per poi doverla rifare”. “Il settore, tra parte distributiva e indotto industriale, conta circa 20mila addetti. La nostra è una tecnologia italiana che viene in buona parte esportata all’estero e che costituisce un fiore all’occhiello per il nostro sistema industriale e lo stiamo mettendo a rischio” conclude il presidente di Federmetano.








