Su Avvenire, Matteo Rizzolli interviene nel dibattito sulla tassa di successione ‘pro giovani’ e sottolinea che «se la questione della tassa è sostanzialmente chiusa, almeno non lasciamoci sfuggire l’opportunità di discutere della proposta della dote».
«Venerdì scorso 21 maggio – sottolinea – dalle colonne di questo giornale, è stato ricordato di nuovo che i soldi stanziati per le misure del Family Act, incluso l’Assegno unico universale, sono una coperta troppo corta. Anche con i fondi aggiuntivi l’Italia spende per le politiche familiari circa la metà di quello che fanno gli altri Paesi che in Europa fanno meglio su questo fronte investendo fino al 4% del Pil».
«Ben vengano quindi i fondi aggiuntivi della dote in salsa Pd. Una pecca della proposta Letta è quella di non essersi legata in alcun modo al dibattito in corso, quando con facilità poteva essere integrata. A oggi, infatti, l’Assegno unico e universale già approvato ad aprile verrebbe erogato ai genitori anche per i figli dal diciottesimo fino al ventunesimo anno di età, sebbene con importi ridotti rispetto a quelli annunciati per i minorenni».
«Sarebbe quindi facile e auspicabile trasformare la dote della proposta Pd in ulteriori fondi da dedicare proprio all’assegno unico per estenderne i benefici ai ragazzi maggiorenni. Mettendo insieme i fondi della dote con quelli che, secondo le simulazioni, l’assegno unico attribuisce ai figli maggiorenni si avrebbero le risorse necessarie per erogare un assegno più sostanzioso direttamente ai maggiorenni e fino al venticinquesimo anno di età. Questa sì sarebbe una bella dote per i giovani di questo Paese…».
«Ma come andrebbe finanziata? Vorremmo un Paese dove si possa dibattere in maniera ragionata ancorché accorata delle storture di un sistema fiscale che punisce eccessivamente il lavoro e le famiglie giovani. Nel contesto di una riforma generale del sistema fiscale sarebbe necessario e urgente spostare il peso da chi oggi è chiamato a seminare il futuro del Paese a chi ha accumulato tanta ricchezza privata e tanto debito pubblico. In questo dibattito, una riflessione sull’imposta di successione sarebbe assolutamente legittima e persino auspicabile».
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