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Tito Boeri e Roberto Perotti (economisti): «È un bene che si sia infranto il tabù sulla tassa di successione»

«È un bene che si sia infranto il tabù e si parli della tassa di successione». Su Repubblica, Tito Boeri e Roberto Perotti spiegano perché considerano auspicabile un aumento della tassa di successione smontando le obiezioni che sono state mosse alla proposta.

«È vero che non è il momento di aumentare la pressione fiscale totale ma se si raccoglie più gettito dall’imposta di successione si potranno ridurre altre tasse. Siamo consapevoli dei rischi di interventi marginali, che complicano il sistema tributario senza una ratio complessiva. Ma allo stesso tempo, se si aspetta un intervento onnicomprensivo il rischio è che non si faccia niente».

«Si sostiene anche che la tassa di successione è meno necessaria in Italia perché l’Irpef è già molto progressiva. Ma la nostra aliquota massima del 43% è in linea con la media della zona euro. Per altri, la tassa di successione colpirebbe il ceto medio e beneficerebbe gli evasori. Probabilmente è vero il contrario».

«La tassa di successione è come una tassa sulla ricchezza che colpisce il patrimonio tutto in una volta invece che un po’ ogni anno. È più difficile nascondere un cespite al momento della successione che un reddito anno per anno. Per altri ancora aumentare le tasse di successione è inutile perché il gettito sarebbe comunque basso. Ma lo scopo principale della tassa di successione non è quello di raccogliere gettito».

«Il primo obiettivo è garantire maggiore uguaglianza di opportunità, livellando le differenze nelle condizioni di partenza. Il secondo è di fornire un segnale (e i simboli contano, eccome, nel salvaguardare la coesione sociale) in un periodo in cui la mortalità da Covid e la crisi si sono concentrate sui ceti meno abbienti, mentre i bassi tassi di interesse e l’aumento del valore delle azioni hanno fatto aumentare molti patrimoni di persone già ai gradini più alti della distribuzione del reddito».

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