Senatore Matteo Renzi, l’estrema destra fomenta le piazze contro il governo. La situazione sanitaria è gravissima. La seconda ondata del Covid rischia di essere peggiore della prima. Crede sia il momento di dividersi sulle risposte da dare per frenare il virus? «Ovviamente no – risponde l’ex premier intervistato da Annalisa Cuzzocrea (Repubblica) –. Ma per unirsi bisogna spiegare le scelte che si fanno. Servono decisioni basate su valutazioni scientifiche e non su emozioni irrazionali. Dovremo convivere con il virus ancora per qualche mese: proprio per questo occorre organizzarsi in modo lucido, non con scelte improvvisate».
Cos’è che secondo lei è stato deciso in base alle emozioni? «Il decreto è tecnicamente sbagliato perché non poggia su dati scientifici, ma sulle ansie di alcuni ministri preoccupati. È un decreto che non riduce il numero dei contagiati, ma aumenta il numero dei disoccupati. Fomenta le tensioni sociali di un Paese diviso tra garantiti e non, crea un doppio binario sui ristori economicamente insostenibile nel medio periodo. L’utilità del dpcm dal punto di vista sanitario è tutta da dimostrare, mentre è certo sia dannoso a livello economico e sociale. E inoltre tradisce una visione ottocentesca della cultura vista come mero divertimento di cui si può fare a meno e non come pilastro – anche economico – della nostra identità: preoccuparsi dei cinema e dei teatri senza aver fatto funzionare trasporti e tamponi è umiliante».
Crede davvero si possano difendere teatri e palestre davanti a numeri così preoccupanti? Con i pronto soccorso presi d’assalto, il tracciamento saltato? Non è tardi per evitare un nuovo lockdown? «Questo dovrebbero dircelo i tecnici, con i numeri chiari e documenti inoppugnabili. Vedo molti consulenti del ministero in tv, spero rimanga loro il tempo di studiare le carte».
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