Apple e Google totalitarismi tecnologici? Se lo chiede Massimo Mori, storico della filosofia.
“In «1984» George Orwell descriveva la capacità dei sistemi totalitari di imporre un linguaggio e dei meccanismi capaci di annichilire le capacità critiche del pensiero. Il conformismo come arma anti-intellettuale e la tecnologia come strumento di potere. Nell’anno 1984 la Apple di Steve Jobs, prendendo spunto dal romanzo, ideò una delle più belle pubblicità della storia: nello spot non si vedevano computer ma solo gli oppressi di Orwell liberati da una ragazza. Al tempo il messaggio era per Ibm. Oggi la Epic, la società che ha sviluppato Fortnite, si è ricordata di quello spot aggiornandolo: si può trovare online la parodia sulla Grande Mela, novello Grande Fratello con tanto di bruco che esce dalla testa, che evangelizza il proprio popolo fino a quando una delle avatar del gioco viene a salvare gli oppressi. Una eccellente idea di marketing da collocare nello scontro tra le due società. Ma anche uno spunto di riflessione per la stessa Apple. Il ciclo di vita delle società appare destinato a ripetersi in maniera simile a quello dei rivoluzionari: una volta al potere la tentazione di dominare è troppo forte e oltre un certo punto prevale sulle spinte al cambiamento. Per Google e i suoi fondatori il pericolo era talmente evidente da dare vita a un mito della fondazione sotto un’unica legge: don’t be evil. Non essere il diavolo. Oggi Apple e Google si trovano così a riflettere sulle proprie origini. Hanno indubbiamente cambiato il mondo ma sono diventate di fatto la «dogana» di Internet dove chi vuole passare deve pagare il 30 per cento di «tasse». Chi si ribella, come Epiç, viene messa al bando. E un dilemma che riguarda il progresso: una nuova Apple e una nuova Google potrebbero nascere oggi con queste regole? Apple e Google sono diventate la barriera all’ingresso dell’innovazione? Devono rispondere ai propri azionisti. Ma, potenti come sono, devono iniziare a rispondere anche alla società se non vorranno essere ricordate come totalitarismi tecnologici”.
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