“Qualcosa che non funziona sulla medicina territoriale c’è dall’inizio di tutta questa storia e anche prima, mi sembra estremamente evidente”: così a Timeline, su Sky TG24 Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. “I medici di famiglia – ha aggiunto – ancora lamentano, e non sono lamentazioni vane, un’importante carenza dell’organizzazione, di disponibilità di presidi e della gestione complessiva che possa portare alla miglior gestione possibile del paziente domiciliare. In questa malattia il 95% dei colpiti non ha sintomi che debbano portare a un ricovero, la maggioranza ha una malattia mite o non ha sintomi, ma ciò non toglie che abbia bisogno comunque di consigli e indicazioni”.
“Una certa parte – prosegue l’infettivologo – ha una sintomatologia di rilievo che pur non necessitando di ricovero in ospedale ha bisogno di supporto. Poi c’è quel 5% circa che, invece, in ospedale ci deve venire”.
E “un aspetto decisamente pesante da sopportare per le persone che stanno a casa è la povertà di farmaci di cui disponiamo per alleviare le preoccupazioni, vengono usati molti antibiotici che non servono a nulla, ma in fin dei conti le possibilità terapeutiche a domicilio sono molto limitate. Non che siano eccezionalmente impattanti anche per chi sta in ospedale, il grosso del recupero viene dato da tutta la terapia di supporto, che consente di valicare la parte più nera della malattia”.
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