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Massimo Doris (Banca Mediolanum): «Raccolta straordinaria, superati i 5 miliardi. Siamo forti e andremo avanti da soli»

“Nei primi sei mesi le raccolte sono state straordinarie, non solo quella totale con oltre 5 miliardi, ma anche la raccolta netta gestita, che è stata nettamente superiore all’anno scorso. Mi aspetto che le raccolte continuino ad andare bene e a essere forti, soprattutto quella gestita”.

Lo ha detto Massimo DORIS, amministratore delegato di Banca Mediolanum, in conferenza stampa per presentare i conti del primo semestre.

“Non me ne aspetto altri 5 nel secondo semestre, ma che i 5 miliardi crescano sensibilmente, questo assolutamente sì”. 

DORIS si è detto “molto positivo per quanto riguarda il secondo semestre” e “dal punto di vista commerciale mi aspetto altri sei mesi molto forti”.

La situazione sui mercati finanziari “dipende da quello che accadrà in autunno con il Covid: se ci sarà una nuova recrudescenza, è probabile che i mercati calino di nuovo”.

“Se non ci sarà, è probabile che i mercati continueranno ad andare, per andare definitivamente quando il vaccino sarà stato distribuito”, ha sottolineato.

Sul tema era intervenuto anche il fondatore di Mediolanum Ennio Doris come già riportato sulle pagine di questo Think Tank Magazine (https://www.ripartelitalia.it/ennio-doris-mediolanum-il-vero-rischio-che-corre-litalia-non-e-laumento-del-debito-ma-la-deflazione/).

“La pandemia e soprattutto la fusione tra Intesa Sanpaolo e Ubi faranno accelerare il processo di fusioni tra le banche italiane” ha proseguito Massimo Doris.

“In Italia, e non solo in Italia, ci sono troppe banche e troppo piccole. Non lo dico soltanto io, ma lo ha sottolineato anche il governatore di Bankitalia. La fusione tra Intesa e Ubi favorirà altre fusioni”.

Ma Banca Mediolanum non parteciperà al consolidamento.

“Per quanto mi riguarda, siccome stiamo crescendo tantissimo e siamo già a 5 miliardi di raccolta nei primi sei mesi, non sento il bisogno di fondermi con qualcuno”, spiega l’a.d del gruppo.

“Nel nostro caso è assai difficile – sottolinea – che possa avvenire qualche cosa, perché se parliamo di banche tradizionali non c’è il minimo interesse a fondersi”.

“Se parliamo con le banche reti, da un punto di vista logico, può avere un senso e, da un punto di vista pratico, è una cosa molto più complessa rispetto a una fusione tra due banche tradizionali”.

“Perché di mezzo ci sono dei consulenti finanziari che sono dei liberi professionisti da un certo punto di vista e se, avviene una fusione non gradita possono decidere di andarsene”. 

DORIS poi non è d’accordo con la recente posizione di Fineco Asset Management di puntare l’indice sulle commissioni applicate ai clienti da parte dell’industria del risparmio e considerate troppo elevate.

“Condivido che le commissioni in Italia debbano scendere, ma che sia il tema principale no”, ha detto, ricordando per altro che criticare le commissioni di performance “non ha proprio senso, visto che sono le uniche fair, ossia vengono realizzate solamente se c’è il risultato”.

Quanto alle commissioni di gestione, anche il gruppo Mediolanum sottolinea di averle abbassate e di non collocare piu’ prodotti troppo costosi.

“D’altra parte vanno fatti dei distinguo: ci sono commissioni e commissioni. Alcuni fondi non applicano le commissioni di gestione, ma poi applicano ‘l’advisory fee’. Un po’ come avviene in America, dove a colpo d’occhio le commissioni di gestione sono molto piu’ basse rispetto all’Italia”.

Salvo considerare poi le commissioni di advisory che fanno salire quanto paga il cliente.

“Con quest’ultime il costo totale per cliente in Italia e’ in media di 2,27 punti e in America 2,03 punti. Certo in Italia è più alto, ma non così molto più alto”.

“Per altro – ha concluso DORIS – alla fine conta il ritorno finale dell’investimento del cliente”.

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