“Se ci fosse un nocciolo duro di investitori italiani, si potrebbe rendere indipendente la Borsa quotandola”.
Lo dice al Sole 24 Ore Massimo Capuano, ex AMMINISTRATORE DELEGATO di Borsa Italiana, aggiungendo che “una Borsa italiana indipendente potrebbe pensare al suo futuro, anche a livello internazionale, senza che a decidere del suo destino siano inglesi o francesi”.
“Non ci sono Borse evolute di proprietà statale – prosegue – ma la Borsa è un’infrastruttura importante del Paese”.
“La Cdp potrebbe fare da aggregatore di un gruppo di investitori istituzionali che abbiano l’Ipo come via di uscita”.
Capuano spiega che l’aggregazione con Londra è nata in un momento “in cui tutte le Borse cercavano di aggregarsi per fronteggiare la concorrenza globale anche di piattaforme non regolamentate”.
“E noi avevamo negoziato un accordo molto favorevole. I soci di Borsa Italiana, le banche e Emittenti titoli avrebbero avuto insieme una quota del 28% e sarebbero stati il primo blocco nell’azionariato dell’Lse”.
“Avevamo spuntato anche una buona governance con 5 consiglieri nel board mentre loro ne avevano sette”.
Tuttavia, “e’ andata come andata. Gli azionisti italiani nel tempo sono usciti e loro hanno fatto quello che hanno voluto”.
In particolare, prosegue Capuano, “era nei piani che avrebbero sviluppato le attività di post-trading di Borsa Italiana, ma questo non e’ avvenuto”.
“Va bene che hanno rilevato la London clearing house, ma l’internazionalizzazione delle infrastrutture italiane non c’è stata”.
Adesso “Lse ha scelto di fondersi con Refinitiv: nascerà un gruppo col core business nei dati che controlla due Borsa”.
“Questo non va bene”, perché “le Borse hanno anche un ruolo istituzionale che non può essere snaturato in un modo così evidente”.
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