Mario Rusconi (presidente Associazione nazionale presidi del Lazio): «Classi pollaio ed edilizia datata problemi annali della scuola italiana»

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«È una situazione di fibrillazione, ma auspichiamo dai professori senso di responsabilità e sacrificio, anche senza vaccino». A esprimere questo appello è Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, nel corso di un’intervista al “Quotidiano Nazionale”, sottolineando l’assenza di diversi professori per le vacanze di Pasqua.

«Il governo cerca di vaccinare ora tutti gli anziani: ma questo è un andare avanti e tornare indietro che non fa bene al Paese. Chiediamo un fondo Ristori, come per le categorie più colpite».

Rusconi analizza i problemi “annali” che affligono la scuola italiana e che il Covid ha soltanto accentuato. «Le misure vengono sempre rispettate all’interno delle scuole. L’altro giorno sono uscito dalla presidenza e mi ero scordato la mascherina: un alunno mi ha fermato “sgridandomi”. Il problema è fuori, dove bisogna evitare gli assembramenti. Nelle scuole ci sono problemi annali: classi pollaio in cui 7-8 studenti sono bocciati mentalmente dopo un mese, edilizia datata con classi piccole che non consentono il distanziamento, sistemi di areazione quasi inesistenti».

A proposito della Dad, invece. «La didattica a distanza è come un gommone di salvataggio quando la nave affonda. Ma bisogna ricordarsi che non è la nave, serve soprattutto nei momenti critici. I docenti hanno bisogno di formazione digitale per essere efficaci».

In merito ad un allungamento del periodo scolastico, Rusconi che sia una strada non percorribile, a causa degli esami che impegnano fino a luglio e dell’edilizia, che trasforma le scuole d’estate in forni. La chiusura è in merito ad insegnanti che rifiutano vaccino, il presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio ha affermato che «l’insegnante è mediamente colto e non si fa suggestionare dal fatto che AstraZeneca è peggio di Pfizer. Anzi, tutti quelli che fanno la prima dose di AstraZeneca non vedono l’ora di fare la seconda».

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