«La verità è che l’Istat fotografa una situazione di grande incertezza. Il pesante calo del Pil, –8,3% quest’anno, è un po’ meno marcato rispetto a quanto previsto dal nostro centro studi. Potrebbe anche andare peggio, perché non sappiamo quanto incideranno settori come turismo, ristoranti, bar, spettacoli. E quanto grave sarà alla fine la crisi dell’automotive».
Lo afferma Maurizio Marchesini, neo vicepresidente di Confindustria con delega alle filiere e alle medie imprese, intervistato da Teodoro Chiarelli per La Stampa.
«Dopo la crisi dovremo acquisire maggiore attenzione al digitale, alla sanità e al rapporto cittadino-pubblica amministrazione. Ma non sono cose automatiche. Occorre un piano, una politica di sviluppo. È fondamentale ricreare un clima di fiducia, dove il cittadino consuma e l’impresa investe».
«Occorre un piano che guardi al nostro futuro. Questo chiediamo e questo ci aspettiamo dal governo. Provvedimenti immediatamente fruibili, che portino lavoro e mettano i soldi in tasca agli italiani».
Cosa pensa degli Stati Generali annunciati da Conte? «Noto una certa dose di buona volontà. Ma anche tanta improvvisazione. Gli Stati Generali si usano quando si vuole imprimere una nuova direzione. Necessitano di tempi adeguati per la preparazione, con una discussione preventiva e molto accurata. Era meglio parlare, meno pomposamente, di consultazione delle forze produttive e sociali. Così si falsa un po’ la prospettiva».
Ora però arriva il rapporto della task force di Colao. «Ora, non sembri una scenata di gelosia. Ma trovo un po’ singolare che una task force che deve elaborare un piano di ripresa non abbia al suo interno nessun esponente del mondo delle imprese. È curioso».
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