“Il mercato domestico russo è in parte perso ed è un peccato perché aveva dimensioni importanti. Ma quello dei beni di lusso è un settore di grande resilienza e saprà sfruttare la maggiore efficienza appresa nel periodo pandemico. La redditività ora è più alta e i prodotti di lusso sono diventati beni d’investimento. Non dubito, quindi, che il settore reggerà bene alla nuova crisi”. Nonostante il ritorno della guerra in Europa getti ombre sulla voglia di consumare, Michele Norsa, strategic advisor dell’associazione che raggruppa il Made in Italy di eccellenza, Altagamma, è ottimista.
Stati Uniti vero motore di crescita
“Al momento sono gli Stati Uniti il vero motore della crescita – dice – e partiranno i mercati vicini, come Messico e Canada”. Norsa se ne intende: è il manager che ha portato in Borsa prima Valentino e poi Ferragamo, di cui è stato prima a.d. e poi executive vice chairman in due diversi periodi”.
Cosa significa la guerra di Putin per il mondo del lusso
“La dimensione del mercato Russo varia da azienda ad azienda. Diciamo tra 2 e 10%. Ma è importante notare che si trattava anche di un mercato di qualità, disponibile ad accettare prezzi alti, novità e cambiamenti. Molte aziende avevano piani di espansione, sia a Mosca sia in città come San Pietroburgo”
I russi nel resto del mondo
“Il mercato domestico è sicuramente perso, ma molti russi hanno basi a Cipro, Malta, Londra o Parigi, e i figli a volte hanno nazionalità diverse. Quindi, credo che un flusso di acquirenti resterà. Poi, sono stati tra i primi a reagire al Covid e tra i primi viaggiatori in Europa”.
L’isolamento di Mosca
“Un aspetto importante: gli aeroporti sono stati punti di sviluppo del mercato del lusso per tutti i brand. Luoghi dove si respirava l’aria del futuro. Anche perché, al momento, ci sono almeno 300 mila aerei che sorvolavano la Russia per andare verso l’Asia e che dovranno trovare altre rotte, con conseguenti maggiori costi. Ci sarà una rivisitazione della geografia del traffico globale e nuovi scali che prenderanno una fetta di questa torta”.
I marchi e i risultati del 2021
“Senza andare lontano, basta pensare ai risultati di Ferragamo, che ha presentato numeri con una redditività cresciuta più della top line. Gli sforzi fatti nei due anni di pandemia per ridurre i costi, semplificare i processi, pianificare meglio le produzioni, hanno migliorato la redditività dei marchi e li hanno resi più resilienti”.
La nuova geografia del lusso
“Eravamo in un anno con previsioni di crescita del 10-15%, a seconda dei vari mercati. Ora ci troviamo in una situazione in cui alcune di queste aree non produrranno crescita. L’Europa è quella che in questo momento viene vista più a rischio, anche da un punto di vista dei consumi. Ma partiranno quelli collegati con gli Usa, come Messico e Canada. E l’Asia si manterrà il potenziale”.
Il presente e il futuro è la Cina
“Tra Covid, Olimpiadi e Capodanno cinese, in Cina il primo trimestre era previsto abbastanza drammatico. Ma i consumi interni crescono e seguono il piano di crescita del Paese. Ci si aspetta un 5,5 per cento anche quest’anno. Quindi, credo che sia questione di qualche mese, poi i consumi dovrebbero riprendere anche lì”.
Con l’inflazione il lusso ci guadagna
“L’inflazione farà salire i margini del lusso? Sicuramente sì. Si tratta di un elemento importante e sarà in grado di governare meglio la crescita, finora gestita in termini di estensione geografica o diversificazione. Viene meno anche il discorso del differenziale tra i vari Paesi. E poi è vero che l’aumento dei prezzi è legato ai costi delle materie prime, ma una quota serve anche alla riorganizzazione e al rilancio. Nel 2022 ci sarà sicuramente una fase di investimenti più significativa che nel 2021”.
Il lusso bene rifugio?
“Si, ormai è un settore anticiclico, a partire da beni come i grandi yatch, le hypercar, l’arte. Dall’inizio della guerra c’è una domanda molto forte anche nel segmento gioielli e orologi. Senza dimenticare il design, spinto dalla crescita degli investimenti immobiliari, da sempre bene rifugio in temi incerti”.
Negli shock del passato, il lusso è stato tra i primi settori a ripartire
“La resilienza è il fattore che lo ha reso anche tanto popolare sui mercati. 12 mesi dopo tutti i grandi eventi traumatici del passato, a partire dalle torri gemelle, il lusso era sopra le valutazioni precedenti. E i multipli che si vedono oggi sono ancora significativi. Poi c’è da considerare che la ripresa economica porta a una ripresa dei guadagni finanziari, dei bonus, che spinge il mercato del lusso. Penso che nei prossimi 12 mesi si tornerà a una situazione più o meno simile alla precedente”.








