L’uragano Isaias è stato devastante per molte comunità della costa del Golfo del Messico.
Ma, secondo le prime stime, è improbabile che entri nella classifica degli approdi più costosi e distruttivi nella storia degli Stati Uniti.
Una buona notizia per le popolazioni colpite, che però potrebbe non esserlo per i titoli assicurativi.
È l’analisi proposta da Telis Demos nella rubrica “Heard on the Street” del Wall Street Journal.
Isaias è il primo uragano della stagione atlantica a formarsi così tardi da oltre un secolo e il primo a colpire gli Stati Uniti dal 2024, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration.
Ed è arrivato in un momento delicato per le compagnie assicurative e per i riassicuratori che ne coprono i rischi.
Il paradosso dei titoli riassicurativi
Quando si abbatte una tempesta, osserva il Wall Street Journal, i titoli dei riassicuratori possono comportarsi in modo apparentemente strano.
Da un lato, le compagnie registrano un aumento dei sinistri che erode i profitti dell’anno.
Dall’altro, le perdite ricordano a tutti quanto sia necessaria la copertura assicurativa e possono spingere fuori dal mercato alcuni fornitori di capitale o gli operatori più deboli, migliorando i rendimenti di chi resta.
È questa dinamica a spiegare perché, in passato, i titoli dei riassicuratori siano talvolta saliti dopo eventi catastrofici rilevanti: un segnale che le perdite erano abbastanza consistenti da mantenere in equilibrio prezzi e offerta di capitale, ma non tanto gravi da intaccare le riserve delle compagnie e costringerle a ricapitalizzarsi.
Isaias, però, non sembra destinato a essere un evento di questo tipo.
Le perdite assicurate potrebbero risultare piuttosto contenute in termini storici: Marsh, prima dell’approdo dell’uragano, aveva stimato sulla base di eventi analoghi un danno assicurato nell’ordine di qualche miliardo di dollari, a una sola cifra.
Un semestre di perdite leggere
Gli assicuratori, inoltre, sono arrivati alla stagione degli uragani dopo un periodo di catastrofi relativamente meno onerose rispetto alle tendenze recenti.
Secondo i dati dello Swiss Re Institute, il primo semestre di quest’anno ha fatto registrare le perdite globali da catastrofi naturali più basse dal 2020, a valori corretti per l’inflazione.
Anche le perdite dell’intero 2025 sono rimaste al di sotto di quanto avrebbe previsto la tendenza di lungo periodo al rialzo.
Una manna per i profitti di sottoscrizione.
Nella prima metà del 2026 un campione di riassicuratori globali ha generato un rendimento sul capitale proprio stimato attorno al 20%, il secondo miglior risultato semestrale in un decennio, secondo Gallagher Re.
Rendimenti di questo livello, tuttavia, alimentano anche un afflusso continuo di capitale nella riassicurazione catastrofale.
Alla fine del primo semestre il capitale dedicato alla riassicurazione è cresciuto del 5% rispetto a fine 2025, toccando il nuovo record di quasi 690 miliardi di dollari, sempre secondo Gallagher Re.
Appena quattro anni fa era sotto i 450 miliardi.
Pressione sui prezzi dei rinnovi
Per quanto devastante sia stato per molte persone, se Isaias confermerà le prime stime difficilmente spaventerà gli investitori o spingerà verso prezzi assicurativi più rigidi.
Anzi, i budget per le perdite stanziati dalle compagnie potrebbero apparire perfino eccessivi rispetto all’andamento reale dei sinistri, aumentando la pressione negoziale al momento del rinnovo delle polizze per il prossimo anno.
“Considerata l’ampia disponibilità di capitale nel mercato riassicurativo, è improbabile che questo evento influenzi in modo significativo le prossime trattative per i rinnovi”, ha scritto Gallagher Re in un commento.
I titoli assicurativi sono andati bene ultimamente, il che potrebbe renderli vulnerabili a una correzione.
I riassicuratori dell’indice S&P Composite 1500 guadagnano quasi il 20% da inizio 2026, mentre l’indice S&P 500 dei rami danni ha messo a segno un rialzo di oltre il 5% nel solo mese di ottobre, a fronte del 2% dell’S&P 500.
Eppure, gli analisti di JPMorgan Chase hanno scritto in una nota che le attuali valutazioni di mercato degli assicuratori commerciali e, in misura minore, dei riassicuratori riflettono “rendimenti non necessariamente sostenibili”.
I vincitori: i catastrophe bond
Ci potrebbero essere investitori soddisfatti, invece, nel mercato dei titoli legati alle assicurazioni, se Isaias non sarà abbastanza grave da far scattare le perdite sui catastrophe bond.
Uno degli aspetti più attraenti di queste obbligazioni, in questa fase, è che con il rialzo dei tassi d’interesse possono offrire rendimenti più alti sulla liquidità degli investitori detenuta a garanzia contro il rischio catastrofale.
In assenza di grandi eventi, i cat bond potrebbero continuare ad attrarre investitori.
Le emissioni hanno superato i 17 miliardi di dollari nel primo semestre, il dato più alto mai registrato, secondo lo Swiss Re Institute.
Il pendolo del rischio
Con il volume di capitale oggi disponibile nel mercato riassicurativo, il settore dovrebbe probabilmente affrontare oltre 100 miliardi di dollari di perdite aggiuntive, oltre a quelle già attese in un anno medio, perché la traiettoria di prezzi e capitale cambi “in modo significativo”.
Lo sostiene Steve Bowen, chief science officer di Gallagher Re, citato dal Wall Street Journal.
La recente serie di eventi favorevoli e di rendimenti elevati solleva però una domanda cruciale, ha aggiunto Bowen: “Che cosa succederà quando l’inevitabile pendolo tornerà indietro e arriveranno eventi catastrofici ancora più costosi?”
Dopotutto, conclude il quotidiano finanziario statunitense, basta un solo uragano violento nel posto sbagliato per stravolgere completamente l’andamento delle perdite.
E quando si tratta della storia dei cicli assicurativi, una serie di buoni risultati dovrebbe soltanto rendere più nervosi.








