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Fuga dei cervelli, la miracolosa inversione di rotta del Piemonte | L’indagine

Tra il 2021 e il 2025 quattro under 39 su dieci sono rientrati dall’estero, con un incremento del 46,5% rispetto ai cinque anni precedenti. In testa Torino, Cuneo e Asti. Tra i motivi la famiglia, gli incentivi, ma anche l’insoddisfazione per la qualita’ della vita negli altri Paesi.

Diecimila giovani sono tornati a casa.

Il Piemonte prova a invertire la rotta dell’emigrazione e a diventare una terra in cui costruire il proprio futuro, senza dover scegliere tra lavoro e affetti.

Come riporta La Stampa, tra il 2021 e il 2025 sono stati 10.165 i piemontesi tra i 18 e i 39 anni che hanno lasciato la residenza all’estero per tornare nella regione, contro i 6.937 del quinquennio precedente: un aumento del 46,5%.

Un segnale positivo, ma non sufficiente a cantare vittoria: nello stesso periodo sono partiti molti piu’ giovani di quanti ne siano rientrati.

I trasferimenti verso l’estero sono stati 24.694, in crescita del 18,5% rispetto ai 20.831 del 2016-2020.

Il Piemonte registra cosi’ 41,16 rientri ogni 100 partenze.

I territori Il quadro provinciale, elaborato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, mostra Torino in testa per numeri assoluti con 5.593 rientri (+50,1%), a fronte pero’ di 13.299 partenze (+30,3%).

Seguono Cuneo con 1.204 rientri (+54,2%) e 3.312 espatri (+22,7%), Alessandria con 871 rientri (+29,6%), Novara con 726 (+37,2%), Biella con 549 (+52,9%), Verbano-Cusio-Ossola con 434 (+36,1%), Asti con 423 (+54,4%, l’incremento piu’ alto del Piemonte) e Vercelli con 365 (+31,8%).

In alcune province le partenze sono addirittura diminuite: Vercelli -10%, Alessandria -5,1%, Verbano-Cusio-Ossola -3,5%.

Nella vicina Valle d’Aosta i rientri sono passati da 194 a 321, con un balzo del 65,5%.

Le ragioni del ritorno La vera sfida, sottolinea La Stampa, non e’ soltanto riportarli a casa, ma offrire loro motivi concreti per restare.

Secondo i dati dell’Ufficio studi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, il Piemonte registra una media di rientri piu’ alta di quella nazionale, ferma al 39,8%.

Dietro questa scelta non ci sono soltanto opportunita’ professionali: il 67,7% dei giovani torna per motivi familiari e personali, il 32,4% per nostalgia dell’Italia e il 23,5% per la qualita’ della vita.

Conta anche l’equilibrio tra lavoro e tempo libero, che il 75% riconosce come un punto di forza delle aziende locali.

Il 66,4% dei rientrati proviene da altri Paesi europei, il 21,9% dagli Stati Uniti e il 16,4% dal Regno Unito.

“Molti rientrano non perche’ trovano condizioni economiche migliori, ma perche’ cercano qualcosa che il solo successo professionale non puo’ garantire, come gli affetti, le relazioni, le proprie radici e la possibilita’ di sentirsi parte di una comunita’”, spiega al quotidiano Marina Chiarelli, assessora regionale alle Politiche giovanili. “Non e’ un rifiuto dell’ambizione, e’ il rifiuto di un’idea di successo che pretende di sacrificare tutto il resto.

Per troppo tempo abbiamo considerato normale che un giovane, per realizzare le proprie ambizioni, dovesse lasciare l’Italia, come se partire fosse l’unica strada per crescere e restare significasse accontentarsi”.

Chiarelli pero’ frena gli entusiasmi: “Sarebbe un errore trasformare questi rientri in una celebrazione, perche’ nello stesso periodo dal Piemonte sono partiti molti piu’ giovani di quanti ne siano tornati, e chi rientra non sempre trova un lavoro all’altezza dell’esperienza maturata all’estero”.

Il nodo e’ proprio questo: garantire stipendi adeguati, valorizzare le competenze acquisite fuori dall’Italia, permettere di avviare un’impresa, trovare casa e progettare una famiglia. “La politica abbia il coraggio di guardare oltre i numeri.

Perche’ tornare non diventi una parentesi prima di una nuova partenza”.

Gli incentivi fiscali Daniela Cameroni, assessora regionale a Istruzione e Formazione, sottolinea: “Siamo la quarta regione italiana per incremento dei rientri, con risultati superiori alla media nazionale e a quelli di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Un andamento che ci incoraggia a proseguire nel lavoro che stiamo portando avanti, senza dimenticare chi continua a cercare opportunita’ oltreconfine”.

A favorire il ritorno contribuiscono anche gli incentivi fiscali, considerati decisivi dal 23,5% dei giovani.

Il regime agevolato per i lavoratori impatriati prevede, a determinate condizioni, uno sconto del 50% sulle imposte sul reddito da lavoro dipendente, fino a 600 mila euro annui.

La riduzione sale al 60% per chi ha un figlio minorenne a carico o diventa genitore.

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