Dalla realizzazione delle infrastrutture all’uso effettivo della rete il passo non è breve. È la convinzione di Luigi Gubitosi, ad di Tim, intervenuto al webminar “Obbligati a crescere” di Messaggero e Gruppo Caltagirone.
In definitiva fare l’infrastruttura “è la parte più semplice della digitalizzazione in Italia, ben più problematico è abituare i cittadini all’uso della rete e questo deve partire da una attività di formazione”. Ad esempio, ha spiegato l’ad di Tim, “non è immaginabile che le persone escano dalle scuole senza essere nativi digitali. Un minimo di formazione digitale servirà anche nelle discipline umanistiche, ad esempio per essere in grado di cercare le fonti in rete.
In generale “sulla connettività siamo in media con l’Europa, e col 2020 forse avremo superato la media, dove siamo agli ultimi posti è sul capitale umano. Vale per i privati, per le imprese e per la Pa: è un po’ come se avessimo tante macchine, le autostrade ma non la patente – ha detto Gubitosi – in parte dipende anche da come vengono presentati i dati, a volte altri Paesi sono anche più abili. Ma è estremamente importante riuscire ad arrivare in una situazione in cui l’Italia sia perlomeno nella media dei grandi paesi europei, è un tema caro non solo a Tim”.
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