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Luciano Sale (HR organization & real estate director di Tim): «L’aspetto positivo della crisi sanitaria è stata la spinta al lavoro agile. Occorre però pensare a nuovi modelli organizzativi di lavoro»

«L’emergenza sanitaria ha provocato ripercussioni in tutti i settori produttivi e proprio nella giornata dell’8 marzo vorrei soffermarmi sulle donne: il lavoro femminile è stato infatti penalizzato in percentuale molto più alta, rappresentano addirittura il 70% di chi ha perso il lavoro nel 2020 (i dati ISTAT dicono che su 444mila disoccupati 310mila sono donne)». Lo ha detto Luciano Sale – HR, organization & real estate director di Tim, intervenendo a Ripartitalia – L’Agenda per il Futuro del Lavoro, organizzato da Class Cnbc (canale tv di Class E).

Secondo il manager, «l’aspetto positivo della crisi sanitaria è sicuramente la fortissima spinta verso la digitalizzazione che ha contribuito a modificare prassi lavorative immutate da decenni. Ha aiutato le aziende ad abbattere le ultime barriere tecnologiche e culturali che limitavano l’accesso al lavoro agile, uno strumento che non può più essere considerato solo un elemento di welfare aziendale perché si è rivelato una preziosa garanzia di Business Continuity, di tutela della salute, di contributo a favore della sostenibilità ambientale e dell’economia del Paese».

«All’interno di Tim – spiega Sale – il lavoro agile era una prassi consolidata già prima della pandemia e l’emergenza ci ha portati ad estenderlo a quasi tutti i mestieri». In ogni caso, ha aggiunto, «l’attenzione delle aziende deve essere quella di non replicare il modello del lavoro d’ufficio spostandolo semplicemente in un’altra sede, ad esempio la casa».

«L’investimento in tecnologia per le aziende che intendono adottare i nuovi modelli di lavoro flessibili è alto, ma inevitabile perché abilita le persone a lavorare in modo diverso. I modelli organizzativi di lavoro cambiano, e con loro deve evolversi anche la dotazione tecnologica per chi lavora da remoto. Non solo PC e smartphone aziendali ma, ad esempio, connessione veloce, archivi digitalizzati e piattaforme di videoconferenza semplici da utilizzare».

In questa fase emergenziale, afferma, «36.000 persone del Gruppo Tim stanno lavorando da remoto e possono farlo grazie alla tecnologia e all’investimento formativo fatto per mettere ciascuno in grado di svolgere le proprie attività in modo diverso rispetto a prima».

«Questa esperienza ci ha suggerito di prevedere – anche dopo l’emergenza – modelli organizzativi capaci di coniugare gli aspetti positivi sia del lavoro in sede che di quello da remoto, garantendo sempre il diritto alla disconnessione, come anche quello all’inclusione».

«Con queste importanti consapevolezze», ha concluso, «è nato il nuovo modello organizzativo di lavoro agile di Tim che si basa sull’alternanza di lavoro dentro e fuori i locali aziendali. Abbiamo previsto infatti due modalità a seconda dei ruoli ricoperti: uno prevede una settimana in sede e una in Lavoro Agile e un altro prevede nell’arco di una stessa settimana tre giorni in sede e due in lavoro agile. Cambia anche il rapporto tradizionale con l’ufficio: non si lavorerà più nella stessa stanza tutti i giorni, non si avrà più una scrivania assegnata».

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