Una mezza giornata per seppellire promesse mirabolanti e sogni tramutatisi in incubi. Il Regno Unito torna all’usato sicuro dell’ortodossia finanziaria e liquida con un colpo di spugna non solo la manovra fiscale d’impronta iperliberista con cui il governo di Liz Truss era riuscito a scatenare in poche settimane di vita una tempesta politica e finanziaria da manuale, ma anche buona parte del mega intervento di aiuti pubblici annunciato un mese fa per sterilizzare i rincari delle bollette energetiche per famiglie e imprese provocati dalla crisi internazionale e dai contraccolpi della guerra russa in Ucraina.
L’umiliante ordine di ritirata è arrivato per bocca del neo cancelliere dello Scacchiere, Jeremy Hunt, il volto moderato e gradito all’establishment chiamato di fatto da venerdì a commissariare la sempre più sfuggente Truss, ridotta a ombra di se stessa in Parlamento. Con un’anticipazione d’emergenza dei punti cruciali del piano aggiornato sulle coperture previsto sulla carta per il 31 ottobre: anticipazione resasi necessaria per evitare nuovi terremoti in Borsa. Hunt si è rivolto dapprima ai mercati, a ridosso dell’apertura, con un intervento scritto e in video. Quindi alla Camera dei Comuni, dove con il tono cauto e flautato da Tory di vecchia scuola ha affrontato le prevedibili contestazioni roventi delle opposizioni contro un esecutivo “allo sbando e in preda al panico”. Esecutivo che secondo il leader Labour di Keir Starmer dovrebbe a questo punto consegnarsi a elezioni anticipate in grado, secondo i sondaggi attuali, quasi di annientare il Partito Conservatore.
Il super ministro dell’Economia ha innanzi tutto annunciato senza mezzi termini la cancellazione di “quasi tutto” il pacchetto fiscale sbandierato all’esordio del gabinetto Truss dall’ormai ex cancelliere Kwasi Kwarteng a colpi di tagli di tasse in deficit: confermando sia la marcia indietro sull’abolizione dell’incremento sulla corporation tax dal 19 al 25% (“32 miliardi di sterline” di risparmio annuo sull’indebitamento), sia quella sulla criticatissima riduzione dal 45 al 40% dell’aliquota sui redditi più alti; per poi aggiungere la rinuncia ai tagli fiscali sui dividendi, all’introduzione di vendite tax free per i viaggiatori stranieri e al congelamento dell’imposta sugli alcolici; nonché il rinvio sine die dell’abbassamento dell’aliquota anche sui redditi minimi tassabili nel Regno.
Mentre ha lasciato in piedi solo il rinvio dell’incremento dei contributi previdenziali e il taglio all’imposta di bollo sulle transazioni immobiliari. Ma Hunt non si è fermato qui. E ha decretato pure il pesante ridimensionamento delle sovvenzioni promesse contro il caro bollette da una durata di due anni a una di 6 mesi: salvo l’impegno ad aiuti limitati per i “più vulnerabili” dopo aprile.
Una controrivoluzione che per ora ha fatto breccia sui mercati, dove la sterlina è risalita contro dollaro ed euro, mentre i titoli di Stato britannici hanno portato a casa tagli sui bond decennali pari a 36 punti base, tornando sotto il 4%.
Ma rischia di svuotare ancor di più la posizione di Truss, sullo sfondo di complotti e voci frenetiche in casa Tory per una sua liquidazione sprint (a favore dell’ex cancelliere Rishi Sunak, del ministro della Difesa, Ben Wallace, o magari dello stesso Hunt) i cui tempi potrebbero allungarsi di qualche mese solo a causa delle divisioni tra le fazioni d’un partito lacerato e delle temute pressioni verso un voto anticipato che l’ennesimo cambio di leadership alimenterebbe.
“La missione” di rilanciare la crescita dell’economia resta nel mirino, ha ribadito comunque Hunt alla sua controparte ombra laburista, Rachel Reeves, che rinfacciava ai Tories di essere “a corto di cancellieri e di idee”. Ma per arrivarci occorre in questa fase ripristinare prioritariamente “la stabilità e la fiducia” dei mercati, ha insistito, lasciando intuire – pur senza ammetterlo esplicitamente – quanto tale fiducia sia stata scossa dalle misure delle ultime settimane. E non senza evocare altre “decisioni difficili su tasse e tagli di spesa pubblica” a partire dal 31 ottobre: in un quadro di nuova austerità non dichiarata, ma suggellata dalla determinazione a imporre ogni altro “duro provvedimento necessario” a garantire la sostenibilità finanziaria del Paese. Come a dire, whatever it takes.
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