Secondo il lead investment manager del team Jupiter Global Emerging Markets, Nick Payne, il predominio della Cina come polo manifatturiero di riferimento a livello mondiale potrebbe volgere al termine, visti i cambiamenti politici ed economici che stanno spostando l’ago della bilancia verso l’India, suo grande rivale in Occidente.
La pandemia ha messo in evidenza i rischi delle catene di approvvigionamento lunghe e deboli così come dell’approccio just in time alla produzione manifatturiera, basato sul predominio della Cina come hub produttivo mondiale. Tuttavia, i continui e draconiani lockdown di Pechino hanno fatto nascere la necessità di un’alternativa. L’India è il candidato chiave per ricoprire questo ruolo in un approccio che è stato soprannominato “Cina Plus One”. «L’India, in quanto democrazia, ha accresciuto la sua attrattiva rispetto alla crescente posizione autoritaria del suo vicino orientale, con il quale ha già rapporti tesi a causa delle dispute di confine», spiega l’esperto. «Inoltre, la base di conoscenze e i vantaggi demografici dell’India la pongono come principale alternativa alla Cina».
Infatti, mentre la Cina si ripiega verso l’interno, l’India ha colto al volo l’opportunità “China Plus One”, annunciando la campagna “Make in India” per attrarre investimenti. I 10 miliardi di dollari di incentivi per la produzione di chip, ad esempio, hanno attirato l’interesse di aziende da Singapore a Israele. I vantaggi geopolitici dell’India stanno diventando sempre più importanti. «Quanto più a lungo dureranno i lockdown cinesi e quanto più denaro verrà investito in India, tanto più è probabile che il Paese ne beneficerà a lungo termine» puntualizza Payne.
Come evidenzia l’esperto, «in passato abbiamo assistito a cambiamenti nelle basi produttive globali. In primo luogo, con il Giappone, quando è diventato una potenza manifatturiera nella seconda metà del XX secolo, e più recentemente con l’ascesa delle tigri asiatiche Singapore, Taiwan e Corea. Sebbene i fattori di costo fossero probabilmente più prevalenti, il passaggio a questi hub è stato eseguito senza grandi clamori. Tuttavia, nessuno era così centrale per la produzione globale come la Cina».
La transizione verso l’India potrebbe portare a uno scenario in cui il mondo manterrà per un certo periodo due hub produttivi chiave, l’India e la Cina. «Nonostante i cambiamenti significativi nel regime globale, l’attuale economia della globalizzazione impone che alla fine vinca il polo produttivo più economico, in questo caso l’India. Anche i prossimi cambiamenti demografici dell’India rispetto alla Cina supportano un inevitabile spostamento a favore dell’India» conclude l’esperto.








