Eni potrebbe entrare in azione per controllare la Isab di Priolo, la raffineria siciliana che fa capo al gruppo Lukoil e che dal 5 dicembre rischiava lo stop a causa dell’entrata in vigore dell’embargo al petrolio russo. Salvata in zona Cesarini dal decreto approvato dal governo giovedì scorso, che la mette in amministrazione controllata al massimo per due anni, continuerà a garantire la produzione e quindi il posto di lavoro dei suoi 10mila dipendenti.
Inoltre, non arriveranno nemmeno le temute sanzioni Usa alle banche che garantiranno le operazioni “ponte” di questa fase. L’amministrazione americana ha dato rassicurazioni scritte al governo. «Con il nostro decreto legge il governo si assume la responsabilità di realizzare una amministrazione straordinaria temporanea avvalendosi anche di una società petrolifera che opera nel settore, che potrebbe essere l’Eni, e questo darà garanzia di continuità produttiva», ha detto a Catania il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il quale ha anche fatto sapere di aver ricevuto dall’autorità americana Olac (Office of Foreign Assets Control’s) una “comfort letter” con la garanzia che le banche che finanzieranno le operazioni ponte per Isab non saranno sottoponibili a sanzioni americane. «I cancelli rimarranno aperti. Il polo di Priolo rimarrà in attività e questo credo possa essere un segnale rassicurante non solo per i lavoratori che sono dell’Isab ma per tutto l’indotto», ovvero 10mila persone che vivono intorno alla raffineria, «con le loro famiglie», ha spiegato Urso.
Inoltre, la messa in sicurezza era importante anche perché la raffineria di Priolo «consente di avere un approvvigionamento energetico con una quota pari ad oltre il 20% dei prodotti raffinati nel nostro Paese». Con la richiesta di amministrazione temporanea arriverà anche la nomina di un commissario che potrà essere incaricato per 12 mesi, prorogabili per altri 12. La soluzione dell’amministrazione fiduciaria sotto l’egida dello Stato arriva sulla scia di quanto fatto dalla Germania lo scorso settembre per salvare la raffineria di Schwedt nell’Est del Paese e le altre filiali tedesche del colosso russo Rosfnet.
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