Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[Lo scenario] Le mani di Putin sul controllo delle materie prime nel mondo. Ecco la guerra invisibile dietro l’invasione

Dietro al conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina si cela «un’altra guerra». Ne parlano Ferruccio De Bortoli, ex direttore, e il professore di Finanza internazionale all’Isg di Parigi, Alessandro Giraudo. Il focus sarebbe «il controllo dei mercati delle materie prime. Ma non solo di gas e petrolio che sono destinati ad avere, in prospettiva, con la crescita (si spera accelerata) delle fonti rinnovabili, un’importanza minore. La grande partita geopolitica si gioca soprattutto sui metalli strategici e sulle terre rare. In particolare, sulle materie prime essenziali per la transizione energetica (esempio auto elettrica) e digitale».

«Si pensi soltanto che negli ultimi settant’anni lo sviluppo industriale e la globalizzazione hanno moltiplicato per otto l’impiego e il consumo dei metalli. Per non parlare delle materie prime agricole necessarie per nutrire otto miliardi di abitanti della Terra (dieci previsti per il 2050). L’Ucraina è un grande produttore di grano, colza, titanio (largamente utilizzato sugli aerei). L’Ovest è ricco di coltivazioni di cereali; l’Est di miniere di ferro. Le “terre nere” sono di fertilità pari alle regioni dei grandi laghi americani, dell’Argentina, dell’Uruguay. Conosciute e ambite già ai tempi dell’Impero Romano» scrivono i due autori in un’analisi per il Corriere Economia.

«Mentre tutti noi, nei giorni scorsi, eravamo concentrati, oltre che sugli orrori della guerra, sull’esplosione dei prezzi di gas e petrolio, qualcosa forse di maggiormente preoccupante avveniva su altri mercati. Al London Metal Exchange, il prezzo del nickel, essenziale per l’acciaio, quadruplicava in due giorni a oltre 100 mila euro a tonnellata. E un andamento similmente esplosivo si registrava anche per il palladio, fondamentale per il disinquinamento dei veicoli attraverso le marmitte catalitiche, ormai sopra i 3 mila 400 dollari l’oncia».

D’altronde «la Russia è il primo produttore ed esportatore di palladio; il secondo estrattore per il nickel, a Norilsk, nella grande Siberia del Nord. L’obiettivo principale del Cremlino è quello di riaffermare il ruolo della Russia come potenza mondiale e di spostare a ovest i propri confini strategici, ripristinando l’area d’influenza dell’Urss. Oltre a impedire l’espansione della Nato e a contrastare l’allargamento dell’Unione europea» sostengono De Bortoli e Giraudo.

«Dall’altro lato, senza bisogno di muovere le truppe ma facendo pesare la potenza nucleare, Mosca è impegnata a stringere alleanze con i principali produttori di materie prime e con il più grande dei clienti, la Cina, nel tentare di liberarsi dello status di “nano” economico. Con una popolazione di circa 15o milioni di abitanti, in termini di Prodotto interno lordo (Pil), la Russia vale meno dell’Italia. Ma è al quarto posto al mondo per la spesa militare. Ha il secondo più grande arsenale nucleare. La forte ripresa successiva alle prime ondate dei virus e la stessa transizione energetica costituiscono un’occasione unica per incrementare il proprio ruolo economico. Anche per il fatto che in passato mai vi era stato un conflitto nel quale l’aggressore venisse di fatto finanziato grazie al boom delle quotazioni di ciò che esporta» sostengono De Bortoli e Giraudo.

«II disegno di Putin è quello di creare una Commodity producers countries association (Cpca), una sorta di Opec allargata ai principali produttori di materie prime. Negoziati molto riservati sono in corso con l’Arabia Saudita e con il Qatar, grande esportatore di gas, molto corteggiato dal Paesi occidentali, e dall’Italia in particolare, per sostituire le forniture di gas russo. Anche l’Azerbaigian, da cui proviene il gas che arriva in Puglia, a Melendugno, attraverso il Tap (Trans Adriatic Pipeline), è destinatario di molte richieste per consegne aggiuntive, ma è strettamente legato a Mosca e rientra a pieno titolo, insieme ad altri produttori caucasici, nella sfera d’influenza politica ed economica di Mosca. Ed è ovviamente funzionale al progetto Cpca».

«Un patto Tra Mosca e Pechino è stato concluso un contratto per la fornitura di io miliardi di metri cubi di gas siberiano all’anno per i prossimi trent’anni. L’intesa finale è stata siglata in occasione dell’apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino. Ed è forse anche questa una delle ragioni per le quali il via all’intervento militare ha atteso la fine delle gare olimpiche. Dal 2019 è in servizio il gasdotto Power of Siberia».

«Gazprom ne progetta altri due con la Cina: il primo attraverso la Mongolia e il secondo dall’estremo oriente russo. Pechino vuol ridurre l’impiego dei carbone che, nel 2020 rappresentava ancora 1157 per cento della sua produzione elettrica. Lungo la via della seta e da alcuni grandi porti, come Vladivostock, la Russia rifornisce di materie prime la Cina. I cereali partono soprattutto da Odessa. «La parte più preziosa riguarda i materiali strategici di cui Pechino avrà particolarmente bisogno in futuro» concludono De Bortoli e Giraudo.

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.