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[Lo scenario] La povertà energetica espone 15 milioni di italiani

“Cinque milioni e 600mila poveri assoluti, il  picco più alto degli ultimi 15 anni, 14,9 milioni di persone a  rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 25,4% della  popolazione, sono numeri insostenibili per un paese democratico”.  Lo afferma la segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, in occasione della giornata internazionale per  l’eliminazione della povertà.

“Numeri destinati ad aggravarsi –  sottolinea la dirigente sindacale – a causa di inflazione, caro bollette e aumento dei costi dei beni alimentari che colpiscono in  misura nettamente più pesante coloro che hanno bassi redditi. La  condizione di povertà è cresciuta soprattutto per alcune categorie: i minori, ben il 14% di loro si trova in condizioni di  povertà, gli anziani soli, i migranti. Sono tornati ad ampliarsi  anche i divari territoriali. Una condizione – prosegue Barbaresi –  che riguarda anche una parte importante del mondo del lavoro.  Bassi salari, precarietà, part time involontario non solo non  mettono al riparo dall’impoverimento, ma ne costituiscono una  causa, ed è proprio l’Inps ad attestare che un lavoratore su tre  ha una retribuzione annua lorda sotto i 10 mila euro”.  

Per la segretaria confederale “è compito delle istituzioni  pubbliche rimuovere le cause della povertà e sostenere chi si  trova in condizione di bisogno con una pluralità di interventi e  servizi. La povertà non è una colpa e il Reddito di Cittadinanza è  stato e continua ad essere un indispensabile strumento di  contrasto alla povertà.

Ma non basta. Va migliorato, eliminando le  disposizioni che penalizzano le famiglie numerose e con minori, e  quelle che discriminano gli stranieri e, soprattutto, va  rafforzata la modalità di presa in carico dei beneficiari da parte  dei servizi pubblici del territorio che devono operare in modo  integrato per attivare tutte le politiche e gli interventi  necessari a promuovere inclusione sociale dei beneficiari. Inoltre  – conclude Barbaresi – vanno garantiti sia i progetti  personalizzati volti a rispondere e soprattutto a prevenire le  necessità dell’intero nucleo familiare, sia i percorsi di  orientamento e formazione per favorire l’inclusione lavorativa,  senza dover sottostare a condizionalità mortificanti”.  

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