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[Lo scenario] Ecco i quattro principali rischi che potrebbero avere un effetto sistemico sui mercati globali

In un contesto di mercato già molto volatile, dove i timori di inflazione e recessione mantengono alto il livello di nervosismo, Giorgio Broggi, quantitative analyst di Moneyfarm, ha individuato i quattro principali rischi che potrebbero avere un effetto sistemico sui mercati globali: il peggioramento della crisi energetica; i rischi per il settore immobiliare in Cina; l’aumento del tono populista nei Paesi dell’Europa Periferica; il rischio geopolitico dell’Ucraina e di Taiwan.

La crisi energetica rischia di aggravarsi ulteriormente e potrebbe scatenare una crisi di liquidità per le aziende energetiche europee, mettendo in panne il sistema economico dell’area e peggiorando le attese recessive per l’economia globale in generale. Per il momento la situazione sembra gestibile, sia perché i prezzi delle materie prime si sono parzialmente normalizzati sia perché i regolatori si sono dichiarati pronti a intervenire a supporto. Tuttavia, se la situazione geopolitica dovesse peggiorare o se la riapertura della Cina fosse più marcata delle attese, mettendo pressione sui prezzi delle risorse energetiche, le prospettive per l’economia europea sarebbero molto poco rosee.

Proprio in Cina la situazione interna del Paese rimane molto complicata, perché nonostante l’allentamento di alcune misure anti-Covid, la seconda economia del mondo sembra più fragile che mai. Il mercato immobiliare continua a tentennare a causa di una nuova tendenza dei consumatori cinesi che continuano a bloccare i pagamenti per le nuove costruzioni. Il governo ha reagito prontamente, con una serie di misure sufficienti per dare stabilità.

In particolare, il Partito Comunista Cinese è intervenuto sia incentivando la domanda di mutui, sia istituendo fondi di aiuto per il completamento dei progetti immobiliari. Per il momento i mercati sono soddisfatti delle misure adottate e la domanda per i mutui ha ricominciato a salire, facendo sperare in un graduale miglioramento della situazione.

Tuttavia, la deriva sempre più autoritaria del governo e la minor attenzione alle logiche di mercato potrebbero sfociare in misure poco market-friendly e peggiorare le attese di crescita.

Il terzo rischio chiave, soprattutto per l’Europa, è che la situazione economica porti i governi ad alzare i toni populisti, proprio come accaduto nel Regno Unito. Se questo dovesse succedere, nei Paesi periferici d’Europa gli spread sul debito tedesco potrebbero tornare ai livelli della crisi del debito del 2011, mettendo di fatto a rischio l’esistenza stessa dell’Unione Europea. I mercati sono attenti al nuovo governo Meloni che per il momento sembra averli rassicurati, con lo spread lontano dai massimi degli ultimi anni. Se questa sicurezza dovesse venire meno anche il fronte comune europeo su temi come il conflitto in Ucraina e la crisi energetica verrebbe meno, aggravando la fragilità dell’economia nel suo complesso.

La situazione geopolitica globale rimane l’incognita principale. Putin potrebbe dare seguito alle sue minacce e testare armi tattiche nucleari, causando un’escalation poco prevedibile e un possibile conflitto con la Nato. Inoltre, Xi Jinping, durante il Congresso, ha ribadito la sua volontà di annettere Taiwan entro il 2024, accrescendo le paure di un conflitto aperto sull’isola. Nonostante l’escalation di agosto non abbia causato forti reazioni sui mercati, gli Stati Uniti potrebbero intervenire in caso di invasione, con effetti chiaramente catastrofici per l’economia globale.

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