[L’intervento] Mariapia Garavaglia (ex ministro alla Sanità): «Troppi errori questa estate. Scandaloso il mondo del calcio. La scuola è il luogo più sicuro. E i politici studino davvero il piano Marshall»

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“Andrà tutto bene”, “Riparte l’Italia” sono auspici che diventeranno veri con la responsabilità di tutti, del singolo e della comunità, come ci ha ricordato il Presidente Mattarella.

Purtroppo siamo piombati in quella che era stata pronosticata come seconda ondata della pandemia; è arrivata e la aspettavamo.

Come mai non ci sono state sufficienti prevenzione e preveggenza in estate? Era talmente evidente che durante le vacanze, senza misure di contenimento degli assembramenti e delle protezioni personali avremmo ottenuto il risultato che stiamo osservando e che ci sta molto preoccupando.

Personalmente ritengo che per quanto siano importanti gli esercizi pubblici commerciali, le discoteche non erano certamente una priorità.

Si impedivano le messe nelle chiese, forse si poteva anche impedire che le discoteche fossero al chiuso; la musica si può ascoltare anche all’esterno.

Mi indigna anche la recriminazione sugli orari. Forse, non sarebbero ugualmente consumate le stesse ore se venissero aperte dalle 21 fino alla 1 o alle 2 invece che da mezzanotte alle 5.

Il giorno dopo si dovrebbe andare a lavorare o a studiare. Altrimenti qual è il pubblico della notte e quali le attività necessarie in quegli orari così poco salubri?

La Sardegna era immune al punto tale che il presidente avrebbe voluto un passaporto di immunità da parte di coloro che avessero voluto trascorrere le vacanze in Sardegna.

Invece da quell’isola è scoppiato un focolaio padre di tutti gli altri nel continente.

È stata la certificazione oggettiva di quali siano i comportamenti da evitare e quali invece le scelte anche personali da perseguire.

Però l’Italia deve ripartire e si presentano occasioni mai precedentemente sperimentate se non dai tempi del dopoguerra, cioè un aiuto internazionale decisivo e segnatamente dall’Europa.

L’Europa – sempre considerata matrigna da alcune forze politiche – ha avviato il rilancio con 800 miliardi di prestiti e di aiuti a fondo perduto e all’Italia ne sono stati assegnati 208, più che a qualsiasi altro Paese.

Inoltre il Mes mette a disposizione oltre 36 miliardi da destinare in modo finalizzato alla sanità e alla protezione della salute.

Perciò gli strumenti ci sono, la volontà politica deve essere messa in atto e la classe dirigente del Paese deve essere messa alla prova.

Basterebbe copiare ciò che fecero i nostri padri quando attuarono, con tempestività, con trasparenza e con competenza, il piano Marshall che, peraltro, viene continuamente evocato e perciò venga anche studiato!

I pilastri della ripartenza sono certamente due, l’istruzione e la sanità.

Non ho dimenticato l’economia, ma questa non può riprendersi senza l’acculturazione del Paese e senza un efficiente sistema sanitario.

Infatti c’è bisogno di nuove professionalità: si pensi che il 54% degli elettori ha al massimo la terza media e perciò c’è molto da investire per evitare l’abbandono scolastico e migliorare la percentuale di diplomati e laureati. C’è una responsabilità troppo importante.

Ho visto che non solo in Italia, ma nel mondo, e segnatamente in Spagna addirittura un giudice, ha ritenuto che fossero limitazione della libertà le protezioni individuali; non è una limitazione della libertà far ammalare i propri concittadini?

Ho il diritto a non essere contagiato; ho il diritto ad avere la protezione e la tutela della mia salute; la libertà dei miei concittadini si ferma là dove inizia la mia libertà.

Trovo veramente disdicevole e inaccettabile che si possa anteporre alla tutela della salute qualsiasi altra aspettativa.

Non commuovono le società calcistiche di serie A che pensano al guadagno invece che alla salute perfino dei loro giocatori.

Trovo scandaloso che il giudice sportivo anteponga eventualmente l’applicazione di un protocollo fra entità privatistiche al rispetto delle leggi dello Stato e all’applicazione delle stesse da parte delle ASL e comunque degli organismi di tutela della salute.

La ripartenza dell’Italia non è impossibile e non è lontana nel tempo, purché la coltiviamo con la necessaria, già ricordata, assunzione di responsabilità da parte di tutti.

L’ultima enciclica di Papa Francesco ci offre anche il la per comportamenti che siano finalizzati alla ripartenza.

Anche chi non amasse la parola fratellanza ricorra a solidarietà, a sussidiarietà; nessuno da solo può combinare qualche cosa di rilevante per sé e per gli altri.

Si suol dire che nessuno si salva da solo, ed è esattamente la realtà: chi può provare il contrario, in maniera scientificamente valida e quindi replicabile, potrà convincere tutti gli altri.

Per ora l’esperienza condivisa è quella che senza collaborazione, senza senso civico e senza volontà di partecipare al comune destino per uscire dalla pandemia, non c’è nessuna luce in fondo al tunnel.

Vale la pena di ricordare che troppi esperti stanno parlando a vanvera, mentre occorrerebbe che la voce sia una sola e quella di chi rappresenta le istituzioni.

I vaccini antinfluenzali non possono essere prodotti prima che venga individuato il ceppo dell’influenza e perciò è inutile la polemica sui ritardi. Sia per le vaccinazioni antinfluenzali sia soprattutto, quando arriverà, il vaccino anticoronavirus si deve sapere che i tempi d’attesa e di lavorazione sono quelli dovuti ad assicurare la massima sicurezza delle persone che dovranno ottenerlo.

Non escludo che ci saranno i contrari a vaccinarsi…

Una priorità riguarda gli anziani che sono stati dimenticati durante il periodo più tremendo della pandemia.

I vecchi e i bambini mi sembra giusto che abbiano la priorità. La scuola non deve essere chiusa ed è, probabilmente, il luogo più sicuro.

Non è un privilegio. I bambini ben protetti e informati salvaguardano genitori, nonni e conviventi.

Occorre mettere in fila bene le priorità; c’è una classifica dei valori in gioco che, se viene rispettata, fa ripartire l’Italia.

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