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[L’intervento integrale] Il premier Draghi: «Investiremo 19 miliardi per il rilancio delle città. La ripresa post pandemia non deve essere solo rapida ma giusta e duratura»

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Di seguito l’intervento integrale del premier Mario Draghi al Foro di Dialogo Italia-Spagna, giunto alla sua diciottesima edizione.

“Sono molto felice di prendere parte insieme al Presidente Sánchez al Foro di Dialogo Italia-Spagna, giunto alla sua diciottesima edizione.

Questo appuntamento nasce da una felice intuizione di Nino Andreatta, che per primo ha voluto riunire autorevoli rappresentanti del mondo politico, accademico e imprenditoriale dei due Paesi.

Italia e Spagna non sono infatti solo unite da profondi legami storici, politici e culturali.

Sono partner strategici negli ambiziosi progetti che abbiamo davanti in Europa e che saranno approfonditi nelle sessioni di lavoro di oggi e di domani, a cui voglio fare solo una breve introduzione.

Si tratta della transizione ecologica, della digitalizzazione, della trasformazione delle nostre città.
Insieme a Francia, Germania, e gli altri Stati Membri vogliamo costruire un’Unione Europea più moderna, competitiva e solidale.

Che superi le tradizionali divisioni tra Nord e Sud, e si mostri unita nel confronto con le altre potenze globali del nostro tempo.
 
Le relazioni economiche e commerciali tra Italia e Spagna si confermano dinamiche e vantaggiose per entrambi i Paesi, come spesso è accaduto nella storia recente.

Nel 2020, l’Italia ha esportato in Spagna beni per un valore di circa 20 miliardi – e lo stesso ha fatto la Spagna verso l’Italia.

Gli investimenti diretti italiani in Spagna ammontano ad oltre 40 miliardi, e nel nostro Paese ci sono circa 11 miliardi di investimenti diretti spagnoli.

Circa 250 mila italiani sono residenti in Spagna – e la più grande comunità è proprio qui a Barcellona.
Nell’ambito del programma Erasmus, la Spagna è la meta preferita degli studenti italiani, e viceversa.
Questi rapporti così solidi sono decisivi ora che dobbiamo gestire la ripresa dalla pandemia e definire politiche e investimenti per il futuro.
 
I nostri Paesi condividono molti problemi, che devono essere affrontati.

Italia e Spagna sono stati i due Paesi europei più colpiti dall’emergenza sanitaria, con rispettivamente 2000 e 1700 morti per Covid-19 ogni milione di persone.

La crisi sanitaria si è aggiunta alle fragilità economiche, sociali e ambientali che ci accomunano.
I nostri mercati del lavoro troppo spesso escludono i più deboli, soprattutto donne e giovani.

In Spagna, il tasso di disoccupazione per chi ha tra 15 e 24 anni è più del doppio che in UE.

In Italia, quasi il 30% dei giovani non lavora e non è iscritto a nessun corso di studio o di formazione.

In entrambi i nostri Paesi, la differenza nel tasso di disoccupazione tra donne e uomini è maggiore della media europea.

E condividiamo molte vulnerabilità al cambiamento climatico, come il rischio di ondate di calore e siccità, o quello di erosioni e alluvioni, soprattutto nelle zone costiere.
 
Il Next Generation EU, con 750 miliardi di fondi da spendere entro il 2026, rappresenta un’occasione unica per rispondere a queste sfide.

Italia e Spagna ne sono i due principali beneficiari, per un totale di 270 miliardi.
Ma i piani nazionali di ripresa e resilienza non sono solo un insieme di numeri, obiettivi e scadenze.
Sono emblematici di un’idea condivisa di futuro.
 
La transizione verde, oltre ad essere un obbligo morale verso le generazioni più giovani e quelle future, presenta anche grandi opportunità di sviluppo.

Investire in una maggiore sostenibilità ambientale vuol dire anche aiutare la crescita economica e l’occupazione.

L’Italia ha allocato quasi il 40% dei fondi Next Generation EU alla transizione ecologica, che equivalgono a quasi 75 miliardi nei prossimi 5 anni.

Ci impegniamo per la riduzione attiva delle emissioni e proseguiamo l’impegno di decarbonizzazione intrapreso in questi anni.

Promuoviamo le energie rinnovabili, scommettiamo sull’idrogeno e incentiviamo l’efficienza energetica degli edifici.

Ci impegniamo nella tutela del territorio e nel contrasto al degrado ambientale, con misure per oltre 15 miliardi.

Investiamo nella protezione delle risorse idriche e marine, nella salvaguardia della biodiversità e nel ripristino di ecosistemi sani.
 
Per la transizione digitale, il Piano italiano stanzia oltre un quarto dei fondi del programma Next Generation EU.

Intendiamo aumentare la produttività e l’innovazione, e colmare i divari territoriali esistenti.

Investiamo oltre 7 miliardi per offrire a famiglie, imprese, scuole e ospedali in tutto il Paese una connettività ad alta velocità.

Digitalizziamo, poi, i servizi della pubblica amministrazione e mettiamo in sicurezza i dati, con la prima strategia nazionale di migrazione al cloud.

Snelliamo le procedure amministrative e rafforziamo l’identità digitale.

Potenziamo il Fascicolo Sanitario Elettronico, come strumento fondamentale per l’erogazione dei servizi sanitari digitali.

L’impegno dell’Italia su questo tema, e in particolare sulla connettività, è massimo.

Auspichiamo pertanto ci sia una rapida collaborazione tra la Commissione Europea e i governi.
 
La discussione sulle città è importante per entrambi i nostri Paesi.

I centri urbani sono determinanti per portare a termine entrambe le transizioni.

A livello globale, le città consumano circa quattro quinti dell’energia mondiale e producono più del 60% delle emissioni di gas serra.

Sono anche terreno fertile per tecnologia e innovazione.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per rigenerare gli spazi urbani, investiamo più di 8 miliardi per sviluppare un trasporto locale più sostenibile.

9 miliardi sono destinati alla realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica e alla progettazione urbana integrata.

Valorizziamo gli spazi verdi, in particolare nelle 14 città metropolitane.

Investiamo più di due miliardi per tutelare e valorizzare il patrimonio storico, architettonico e culturale delle città d’arte e trasformare il modello di sviluppo dei nostri centri storici.
 
In una fase di profonda trasformazione come quella attuale, Italia e Spagna condividono la stessa visione del futuro.

Intendiamo rafforzare il modello sociale europeo, per renderlo all’altezza delle sfide dei nostri tempi.

La ripresa economica dalla pandemia non deve essere soltanto rapida, ma anche giusta e duratura.

Dopo la crisi sanitaria, Italia e Spagna hanno l’opportunità di costruire società più sostenibili, più innovative e più eque.

Possiamo e dobbiamo farlo insieme.

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