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[L’intervento esclusivo] Gli economisti Giuseppe Coco e Paolo Brunori: «Lo sconto di imposta sul carburante va eliminato. E vi spieghiamo perché»

Il Ministro Giorgetti ha proposto la graduale eliminazione del taglio delle accise sui carburanti. E’ un passo necessario sia per la diminuzione dei prezzi internazionali, sia perché la misura ha numerosi risvolti negativi

Il taglio delle accise sui carburanti introdotto dal Governo Draghi nel marzo 2022 e successivamente prorogato per ben 10 volte, l’ultima da questo governo fino al 31 dicembre, comporta uno ‘sconto di imposta’ pari a circa 30 centesimi per litro di benzina e poco meno sul gasolio. La sua introduzione, che doveva essere temporanea, come dimostrano le continue proroghe per periodi molto brevi, consentiva di attutire gli effetti di una fluttuazione anomala del prezzo dei carburanti su soggetti che avrebbero avuto difficoltà a sostenerli.

La generalità della misura di sostegno (si applica e va a beneficio di tutti non solo dei fragili) invece si giustificava proprio per la sua temporaneità e per i problemi e costi amministrativi di distinguere soggetti fragili da non fragili: ora però sono passati quasi 10 mesi e i prezzi del petrolio sono calati in maniera significativa. Rispetto ai massimi di più di 130 dollari al barile di marzo oggi il brent costa 87 euro. Inoltre con il passare del tempo diventa possibile per gli attori economici aggiustare i propri comportamenti rispondendo in modo corretto al segnale che arriva dai prezzi.

Recentemente abbiamo elencato i molti effetti negativi di questa misura (vedi https://www.lavoce.info/archives/97403/cinque-buoni-motivi-per-non-prorogare-i-tagli-ai-carburanti/). Tra questi due a nostro parere gravi. Da un lato lo sconto incoraggia l’uso inefficiente di carburanti proprio quando la nostra bolletta energetica pesa di più. Questo si traduce necessariamente in un impoverimento per il nostro paese, dovremmo risparmiare carburanti quando costano di più. Ma ovviamente se calmieriamo i prezzi i consumatori ne sentiranno meno la necessità di quanto sarebbe necessario.

Il secondo punto è che la misura è regressiva. I trasferimenti finiscono per essere maggiori per le famiglie che hanno più capacità di far fronte ai rincari. Questo è stato mostrato successivamente anche da un’attenta analisi dell’Ufficio Parlamentare del Bilancio (https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2022/10/Flash_2_2022.pdf ) che mostra il maggior vantaggio per le famiglie più ricche delle misure di calmierazione dei prezzi introdotte nel loro complesso. Non esattamente la misura con effetti distributivi sani.

 Comprensibilmente il Ministro Giorgetti ha chiesto di eliminarla gradualmente a partire dall’anno nuovo. Le resistenze sono francamente incomprensibili, si libererebbero peraltro risorse interessanti per altre misure (o magari per riduzione di debito inattesa che ci farebbe risparmiare anche sugli interessi sul debito).

Per capire di che ordine di risorse stiamo parlando, l’ultima versione della NADEF aveva indicato che lo spazio di bilancio inaspettato che si era creato quest’anno per effetto della prudente gestione dei conti pubblici di Daniele Franco, consistente in 9 miliardi di euro, sarebbe stato quasi interamente devoluto alla misura di taglio delle accise nei due mesi finali dell’anno. Si tratta di un ammontare di risorse simile alla spesa per il reddito di cittadinanza. Mentre può essere comprensibile che un governo appena entrato in carica non rimuova un taglio temporaneo d’imposta, ora è arrivato il momento di utilizzare meglio le risorse e di governare non per il sondaggio della prossima settimana, ma nell’interesse del paese.

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