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[L’intervento] Ecco perché al sud il Pnrr rischia di fare fiasco

Intervento di Pasquale Lucio Scandizzo, direttore scientifico OpenEconomics

L’efficacia del Pnrr per il Mezzogiorno rischia di essere compromessa. Le complesse scelte progettuali sono affrontate in maniera non coordinata da istituzioni locali prive di obiettivi comuni, lasciate in balia di un processo implementativo caotico e di un contesto autorizzativo assai viscoso, poco compatibile con il carattere di straordinarietà e di velocità di spesa del Pnrr.

Come sottolineato da Svimez e ribadito più di recente da una serie di analisi di OpenEconomics, il piano di ripresa si limita a destinare al Sud risorse cospicue (in assoluto e in proporzione al Nord) che, quantificate nella recente relazione al parlamento da parte del dipartimento della Coesione, ammontano a circa 82 miliardi.

Tuttavia, esse appaiono poco focalizzate verso settori strategici quali le dorsali di collegamento, le infrastrutture portuali, il governo del territorio e il capitale umano.

Inoltre, risulta sotto stimolata l’espansione dell’offerta nel breve periodo. La dispersione delle risorse nei rivoli di iniziative scollegate e la carenza di efficace progettualità locale fanno sì che l’impatto dei progetti previsti sia incerto e limitato alla fase di cantiere delle opere.

Oltretutto, in questa fase le ricadute sul sistema economico locale dipendono soprattutto da uno shock di domanda, ovvero dell’aumento di spesa per investimenti.

Tale spesa finisce paradossalmente per dispiegare il grosso dei suoi benefici al Nord dove risiedono in prevalenza la capacità produttiva e le catene del valore impegnate dai cantieri dei progetti.

Le ricadute nel successivo ed eventuale periodo di esercizio delle opere (nel caso arrivassero a completamento) sono invece limitate fin dall’origine dalla scarsa capacità progettuale e amministrativa al Sud.

Porre rimedio a tale carenza dovrebbe quindi essere l’obiettivo prioritario di iniziative specifiche e tempestive, anche sul processo autorizzativo, volte ad abbreviare i periodi di gestazione delle opere.

In definitiva, il deficit di complementarità nell’impegno delle ingenti risorse disponibili, la mancanza di economie di scala e di scopo in una logica di sistema e l’assenza di una strategia coerente con il ruolo geopolitico del Meridione e dell’intero Paese nel contesto europeo e del Mediterraneo appaiono debolezze cruciali delle azioni previste dal Pnrr.

Esse non solo rischiano di depotenziare i presupposti del piano nel Mezzogiorno, ma minacciano ripercussioni anche sulla sostenibilità del sistema economico del Nord, che ha già sviluppato a sua volta una forma di dipendenza dalla Germania e dai Paesi del Nord Europa.

Siamo in tempo per cambiare rotta? Il grosso delle risorse del Pnrr non è ancora stato impegnato ed è ancora possibile ricalibrare alcune scelte senza dover rinegoziare con Bruxelles.

Inoltre, siamo solo all’inizio del periodo di programmazione comunitaria 2021-2027 che offre margini più flessibili e un respiro temporale più ampio.

Insomma, siamo ancora in tempo per evitare di dover annunciare che il divario tra Italia e Nord Europa verrà colmato solo nel 2070.

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