Linda Laura Sabbadini, chair del W20, è intervenuta nel corso dell’evento online “Obiettivo 62% – l’occupazione femminile come rilancio nazionale. Le donne come priorità trasversale”. La diretta streaming è stata organizzata da LeContemporanee, Fuori Quota, Soroptimist International Italia e la Rappresentanza della Commissione Ue in Italia.
«Non sprechiamo le risorse del bilancio pubblico per la decontribuzione, che crea una segmentazione del lavoro e produce lavori di bassa qualificazione. Si tratta di agevolazioni utilizzate spesso da imprese che avrebbero comunque assunto. Usiamo i soldi di bilancio per assumere personale che nei servizi sociali deve lavorare e non per la decontribuzione. L’incremento di occupazione sarebbe strutturale e cospicuo anche e soprattutto per il Sud».
Nel corso dell’evento sono intervenuti, oltre a Sabbadini, anche i ministri Elena Bonetti, Mara Carfagna, Vittorio Colao, Enrico Giovannini, Andrea Orlando, la senatrice Emma Bonino, con Rosanna Oliva, Giovanna Melandri, Antonella Polimeni, Carlo Cottarelli e numerosi esperti.
«La nostra è una crisi della cura, i governi hanno mostrato difficoltà a garantirla ai propri cittadini. In questi mesi le donne sono state il pilastro della cura nella sanità, nell’assistenza su tutti i piani, ma hanno pagato un altissimo prezzo in termini di occupazione aggravando una situazione che ci vedeva già agli ultimi posti in Europa. Ora deve esserci una vera svolta. Alla crisi della cura si risponde ripartendo dalla cura. Un grande balzo potrà essere fatto attraverso un piano di infrastrutture sociali, di servizi sanitari ed educativi per la prima infanzia e di assistenza per anziani e disabili».
Linda Laura Sabbadini nel corso del suo intervento si è poi soffermata sul tema degli asili nido. «Bisogna costruire o ristrutturare nidi. La cifra prevista nel Recovery ci porta più o meno al 40% dei bimbi al nido. Dobbiamo raggiungere l’obiettivo del 60% come era stato indicato già nel piano Colao. Non mi convince la tesi che sia difficile costruirli. Ritengo che sia difficile anche costruire il ponte di Genova. Abbattiamo tutte le barriere che impediscono costruzione e ristrutturazione veloce. Serve un grande piano sugli stereotipi di genere. Dalle elementari fino all’università. Introduciamo una materia in tutti i corsi di studio, anche a ingegneria, sugli stereotipi di genere. Spesso c’è inconsapevolezza nel trasmetterli. Penso sia necessario rivedere tutti i libri di testo delle scuole primarie dove le bimbe vengono relegate a ruoli di cura e i bimbi invece all’azione. Se la parità di genere è la priorità per il governo deve esserci una strategia strutturale che riguarda tutti i settori, una strategia che non si porta avanti se non sono le donne a guidarla».
Per saperne di più:

Rinnovabili, il prezzo dell'inazione: perché frenare la transizione costa all'Italia più che acceler...

Innovazione, la sfida europea è trasformare la ricerca in industria | La proposta di Maurizio Casasc...

Paolo Savona, economista: “La lezione del '29 vale per l'intelligenza artificiale. Senza regole comu...

Giovani e disuguaglianze, perché il welfare deve ripartire dalla cultura: prevenire il disagio e dar...

Logistica e innovazione, Antonio Brunacci: serve un ecosistema integrato per rendere più competitivo...






