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L’imprenditore del Sud che ha conquistato Sanremo | L’intervista

C’era un bambino tanti anni fa a Torre Orsaia, nel Cilento, che ogni volta che nel suo paesino scoccavano i giorni di musica e feste patronali, rimaneva incantato nell’osservare la macchina perfetta che metteva insieme il palco, le luci, le casse.

E la musica.

Un bambino che alla radio e in tv sognava ad occhi aperti il Festival di Sanremo.

E che da giovanissimo partì per lavorare dietro le quinte della kermesse di Raiuno.

E che poi, molti decenni dopo, non ha vinto il Festival, ma ha fatto molto di più: l’ha conquistato.

Si chiama Vincenzo Russolillo ed è un imprenditore del Sud.

Un manager che da 17 anni durante il periodo del Festival della Canzone italiana trascina lo show musicale della Rai all’interno di Casa Sanremo e per le strade della città.

Perché lo spettacolo a Sanremo, ormai, non è solo dentro la televisione, ma anche e soprattutto fuori, nelle piazze, tanto da creare un nuovo turismo con numeri da record.

Russolillo con il suo Consorzio Gruppo Eventi ha gestito celebri manifestazioni: Miss Italia, David di Donatello, Nastri D’Argento, concerti.

Ma il suo fiore all’occhiello è Casa Sanremo, il contenitore gemello del Teatro Ariston, che accompagna la Kermesse come campo base di addetti ai lavori e curiosi da Festival.

Dalla tv alle piazze della città

In questo contenitore per tutta la settimana dedicata alla canzone italiana, avvengono incontri culturali, show case di artisti, conferenze stampa e programmi tv.

Un ulteriore salto nel 2019 quando si è andato consolidando un rapporto sinergico con Rai Pubblicità che ha portato nel 2020, a realizzare per Rai Pubblicità uno degli eventi più significativi degli ultimi decenni, ovvero “Tra palco e città”.

Per la prima volta, infatti, il Festival, considerato universalmente “di tutti”, lo è diventato davvero, soprattutto di chi vive Sanremo in quei giorni.

Un mega-palco nella piazza che idealmente lega il Teatro Ariston a Casa Sanremo, collegato da un lungo Red Carpet che gli artisti hanno attraversato per andare a esibirsi.

E la città si anima con la musica che corre per le strade, negozi che improvvisano show e incontri, locali dove si canta fino a notte fonda.

“Siamo partiti nel 2008 con uno spazio di circa 300 metri quadri” racconta Russolillo.

“Casa Sanremo nasce da un’altra creatura “il Villaggio di Miss Italia, apprezzata da Mauro Marino, conduttore radiofonico che decise di proporla anche a Sanremo.

L’idea piacque, decollò e ad oggi questo festival parallelo ospita artisti emergenti, desiderosi di mettersi in gioco”.

Volere è potere, ripete spesso l’imprenditore di origine Cilentane (di cui va orgoglioso)

Il metodo Sanremo in cattedra

“Sto chiudendo l’accordo anche per far diventare il nostro metodo di lavoro, perfezionato con l’esperienza di tanti anni, un percorso di laurea.

Credo che la più grande ricchezza che potrò lasciare un domani è quella di aver realizzato il mio sogno di quando avevo 5 anni sognando Sanremo.

Vorrei trasferire il mio metodo di lavoro come un racconto formativo grazie a un manuale che ho già creato.

È un manuale di qualità, spiega come si deve creare un evento ed elenca tutte le figure professionali necessarie per la creazione dello stesso.

Il metodo di lavoro è costituito da un’osmosi di informazioni”

Il bambino che sognava i palchi

“Nasco da due genitori salernitani, mamma cilentana Il mio paese di origine si chiama Torre Orsaia.

Ho passato gran parte del mio tempo in Cilento, posto in cui torno sempre nei momenti di pausa insieme alla mia fidanzata (anche lei cilentana) perché lì ci sono i nostri affetti più grandi.

In Cilento è lì che è nata la mia “malattia”, perché vivevo tra casa dei miei nonni e quella dei miei genitori vicino alla piazza, il posto che in un periodo dell’anno si trasformava.

Questo mi permetteva di vivere la piazza del paese e la trasformazione che la stessa subiva durante le feste patronali.

Aspettavo il camion delle orchestre spettacolo che venivano a montare i palchi.

Avevo 4-5 anni, mi mettevo in piazza e guardavo come costruivano i palchi.

Ero affascinato dal fatto che in una piazza dove normalmente trascorrevo del tempo a giocare a pallone di colpo si trasformava in qualcosa che catalizzava l’attenzione delle persone.

Quella cosa me la sono portata, quindi ho iniziato piano piano ad avvicinarmi alle organizzazioni di paese, le feste padronali.

Avevo all’incirca 13, 14 anni. Sanremo, la prima volta a 18 anni. Poi, diciottenne, l’esperienza Sanremo, la prima. Sono sempre stato appassionato di Sanremo. Collezionavo tutti i ritagli di giornale che parlavano del Festival, le canzoni. Guardavo tutti i Festival registrandoli e conservando le cassette. Conoscevo di molti cantanti tutte le canzoni a memoria. E volevo andare a Sanremo. Mio padre, carabiniere non voleva, giustamente” ride Russolillo.

“Tu adesso ti iscrivi all’università se vuoi fare questo” diceva papà. Oppure mi incitava a intraprendere la carriera nei carabinieri. Il suo progetto per me era quello del percorso in Annunziatella, università ufficiale delle forze dell’arma. Iniziai a studiare a Napoli alla facoltà di architettura e nel frattempo continuavo a organizzare eventi locali. Ma la voglia di andare a Sanremo era sempre fissa nella mia mente”.

L’occasione, a cena con il produttore di Fiorello

“Era il 1991, avevo un amico che organizzava feste insieme a me ed era stato invitato a Sanremo. Andai con lui. Lì l’incontrai con Antonio Germinario. A Sanremo, feci la mascotte di tutti gli impresari, ero molto giovane, il più giovane. Ho avuto l’occasione di conoscere nomi importanti, oggi qualcuno non c’è più, qualcuno è in pensione. L’ultima sera mi invitarono a cena con Il produttore di Fiorello, Antonio Germinario. Andai a questa cena: loro parlavano del Festival. Io non dicevo nemmeno una parola. Mi chiedevano: Cosa fai? Iniziai a presentarmi timidamente “Vengo da un paese del Cilento, ho finito gli studi da poco. ”Sciogliendomi pian piano mi feci conoscere, raccontando che mi occupavo di organizzazione di feste sul mio territorio. In quell’occasione mi si aprirono delle possibilità tra le quali l’invito a Milano per un colloquio”.

Gli inizi come Road Manager

“Da quel giorno partì la mia collaborazione nel settore dello spettacolo come Road Manager. Avevo già una partita IVA ed ero un’agenzia di riferimento in Campania. Ho iniziato a fare il lavoro che mi piaceva fare. Ero un Road Manager. Ma, in effetti, ero la persona che accompagnava in giro gli artisti e li seguiva in tutta l’organizzazione del viaggio. Andavo in aeroporto, a prenderli, li accompagnavo nei vari locali che erano in Cilento per esempio la Buca di Bacco, Il Ciclope e la Darsena fino ad arrivare giù in Sicilia. Facevo questo ogni fine settimana”.

Il lavoro in una lavanderia a Milano e la conclusione della breve parentesi nell’Arma dei Carabinieri.

“Sempre in quel periodo mi trasferii a Milano. E per mantenermi lavoravo di notte in una lavanderia. Successivamente, nel1994, per accontentare mio padre entro nei Carabinieri per il servizio di leva, senza però mai lasciare il mio lavoro con Road Manager. Partecipai al concorso per ufficiali lo vinsi e… dopo poco non accettai l’incarico per inseguire il mio sogno. Questo fu un duro colpo per mio padre, che ancora oggi in occasioni di confronto me lo ricorda”.

Il resto è storia recente, fatta di passione, sudore, sacrifici e tanta gavetta.

“Oggi, nella settimana del Festival di Sanremo ho 987 persone che lavorano al mio fianco persone che conosco singolarmente e di ognuno conosco la propria storia. La sfida più grande è stata far funzionare una macchina fuori dal mio territorio, valorizzando la capacità professionale che ha ogni singolo

collaboratore.

Impresa più impegnativa è stata, ed è ancora, gestire la relazione con la città di Sanremo.

Un lavoro lungo e certosino. Per ora senza nessuna pausa ci siamo messi già a lavoro per la prossima edizione e spero siano apprezzate le tante sorprese che abbiamo messo in campo per il prossimo Festival”.

Perché nessun successo accade per caso. Quando avviene e dura nel tempo vuol dire che dietro c’è gavetta e tanto sacrificio.

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