Su Italia Oggi è stata pubblicata un’intervista a Libero Muntoni, direttore marketing e responsabile di controllo e gestione della Delphina hotels & resorts. «Ci aspettavamo più risorse. L’integrazione salariale, ripetutamente promessa, è in ritardo di mesi. Ma la cosa devastante è l’incertezza. Gli operatori turistici ai vari livelli stanno sostenendo una prova al limite delle forze. Non si tratta solo del più grande stress test finanziario mai subito, ma anche di una grave prova di nervi. Non poter programmare e trovarsi a dover pianificare delle strategie che mutano da una settimana all’altra è motivo di grande tensione e ansia.
Non possiamo non pensare poi alla tragedia di chi ha perso il lavoro, chi ha perso i propri investimenti, chi non può più contare su preziosi collaboratori che hanno deciso loro malgrado di cambiare mestiere. Perdere dei professionisti dell’ospitalità non farà di certo bene e ci vorranno anni per formare nuove figure. Pur con tutto questo c’è da sottolineare che il turismo sta mostrando una resistenza ai traumi molto al di sopra delle aspettative. Faticherà, ma riuscirà a ripartire».
Libero Muntoni, 41 anni, laurea in economia aziendale, è un manager di lunga esperienza (13 anni) nel turismo, è nello staff che gestisce uno dei principali gruppi alberghieri della Sardegna, Delphina, 12 hotel (5 e 4 stelle), residence, ville affacciate sul mare tra la Costa Smeralda, l’Arcipelago La Maddalena e il Golfo dell’Asinara. Tutti alimentati da fonti rinnovabili. A fondare il gruppo sono stati, 30 anni fa, gli imprenditori Marco e Francesco (padre di Libero) Muntoni e Salvatore Peru.
In che modo il governo dovrebbe favorire la ripresa del turismo?
“Intervenendo con un massiccio abbattimento degli oneri sociali in modo da aiutare le assunzioni. Inoltre vanno pensati strumenti flessibili, adatti a un settore, come il turismo, che ha una certa stagionalità. Infine bisogna terminare le vaccinazioni il più presto possibile e controllare che la riapertura avvenga seguendo rigorosamente tutte le prescrizioni, senza slanci in avanti che potrebbero provocare dannose ricadute durante l’estate”.
Cosa dovrebbe apportare al turismo il Recovery Plan?
“Tecnologia, formazione e promozione del territorio. Per la Sardegna aggiungo: una sostanziale riprogettazione dei trasporti. Questa è l’occasione per colmare un divario sostanziale, aumentando i collegamenti soprattutto verso l’Europa”.
Tra gli obiettivi del Recovery Plan c’è la transizione ecologica. Gli operatori turistici come l’affronteranno?
“C’è una maggiore consapevolezza della fragilità di ogni destinazione. Ne consegue la promozione di un turismo fatto con discrezione e in punta di piedi per salvaguardare l’enorme bellezza che deve essere fruibile anche in futuro, senza subire quelle mutazioni violente a cui può portare una massa eccessiva di turisti in un certo luogo. Mi ha colpito vedere insegne in tedesco in alcune isole del Mediterraneo e avere una grande difficoltà a scovare una trattoria autentica. Le contaminazioni spesso fanno bene ma le colonizzazioni moderne sono un’altra cosa e penso che offrano sempre meno al turista del futuro e al territorio. In Sardegna abbiamo la fortuna di essere perfettamente integri da questo punto di vista e quindi dobbiamo essere rigorosi nella tutela”.
Come stanno cambiando le abitudini dei turisti?
“C’è grande attenzione a tutti gli aspetti legati alla sicurezza e alla possibilità di usufruire di servizi per la famiglia in tranquillità. È aumentata la richiesta di soluzioni abitative di ampie dimensioni, magari con piscina privata o spiaggia raggiungibile a piedi. In crescita anche le richieste di trasferimenti o escursioni in esclusiva. La famiglia o la coppia ora tende a preferire un servizio dedicato”.
Come si assesterà l’online, entrato rapidamente e prepotentemente nel settore?
“La clientela si sta dividendo equamente tra online, telefonate e mail dirette alle strutture e intermediazione delle agenzie di viaggio. Sono del parere che anche nel turismo domestico in molti casi dopo avere visionato Internet ci si rivolga alla consulenza dell’agenzia di viaggio, il cui servizio rimane fondamentale poiché la costruzione di una bella vacanza comincia sempre da una corretta pianificazione.
Torneranno i turisti stranieri?
“Aspettiamo con ansia le decisioni dei governi dei Paesi nei quali la campagna di vaccinazione sta procedendo più spedita. Le premesse fanno ben sperare e quindi c’è un cauto ottimismo. L’Italia è uno dei Paesi che aderirà al progetto del green pass per immunizzati, vaccinati o sottoposti a tampone nelle 48h. Un’accelerazione in tal senso darebbe maggiore sicurezza a viaggiatori e turisti, a patto che i controlli avvengano al porto di imbarco o all’aeroporto di partenza. Pensare di gestire tamponi o controlli all’arrivo è una soluzione impraticabile e meno sicura. Poi se a luglio la situazione fosse migliorata con contagi sotto la soglia, i controlli si potrebbero limitare a chi proviene da un numero circoscritto di Paesi”.
Gli operatori italiani cos’hanno da imparare dai loro colleghi stranieri?
“Le strategie di comunicazione e valorizzazione del territorio. Penso ai grandi parchi americani, alle attrazioni naturali australiane, alle destinazioni francesi. Fare branding sulle proprie attrazioni è qualcosa che ancora non ci riesce troppo bene. Ci sono poi investimenti da fare anche verso il mercato interno. Siamo troppo esterofili, tendiamo a trascurare la bellezza dei nostri borghi, delle nostre città, isole o montagne. L’Italia è una perla rara ma gli italiani hanno scarsa consapevolezza della bellezza che li circonda”.
È positivo che ci siano catene straniere che entrano o aumentano la loro presenza sul mercato italiano?
“La presenza di investitori stranieri in Italia è inevitabile, ma ritengo che si debba stare molto attenti a conservare e valorizzare le proprietà italiane. E’ inutile sottolineare quanto sia strategico il valore immobiliare, la proprietà e il brand. Se vogliamo che rimanga questo valore aggiunto nel territorio nazionale, compito della politica è approntare provvedimenti in grado di preservare questa enorme ricchezza e questo patrimonio. Bisogna agire subito, sarebbe un guaio se questo non avvenisse per mostrarsi poi falsamente sorpresi quando i buoi sono scappati dalla stalla”.
Il suo gruppo è tra i pochi del turismo che ha aderito ad Elite, il programma di Borsa italiana per la formazione e il tutoring delle imprese. Un’esperienza positiva?
“Sì, siamo entrati in Elite nella lounge di Intesa Sanpaolo e abbiamo colto gli spunti che nascono dall’interazione con il mondo della finanza. Sono nate tante idee. Alcune si sono concretizzate e altre si concretizzeranno a breve. Si tratta di un’esperienza che ci sta aiutando a crescere”.








