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Levi (Aie): «Quattro italiani su dieci non aprono neppure un libro all’anno»

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“Escludendo i testi scolastici, 4 italiani su 10 non aprono neppure un libro all’anno. Non va dimenticato da dove veniamo: per combattere l’analfabetismo, nel 1960 l’Italia dovette affidarsi alla Rai, al maestro Alberto Manzi e al suo ‘Non è mai troppo tardi’”. Lo dice il presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, spiegando che “il tasso di lettura al Sud è circa la metà rispetto al Nord. Una spaccatura della società, un’emergenza nazionale”.

Levi ricorda che a tenere in piedi l’editoria sono “i lettori forti, che comprano un libro al mese. Sono appena il 14 per cento”, ma il settore resta il più forte tra quelli in ambito culturale perché vale “otto volte il cinema e cinque-sei la musica, con un fatturato di oltre 3 miliardi. E benché dia lavoro a 80.000 persone, in passato non ha mai avuto aiuti pubblici, a parte i sostegni erogati ai lettori: l’App18 per i diciottenni, la Carta del libro che ha stanziato 16 milioni di euro per le famiglie, i 30 milioni alle biblioteche. Adesso il governo darà 10 milioni di euro ai piccoli editori”.

Quanto al ruolo dei social che rubano tempo alla lettura, Levi non ha dubbi: “L’offerta d’intrattenimento e informazione, aumentata durante il lockdown, è una rinnovata sfida per il libro. Vale l’esempio dell’economia: oggi tutto è prodotto più in fretta, ma un quartetto di Mozart durerà in eterno quanto deve durare e a leggere ‘I Promessi Sposi’ s’impiega lo stesso tempo che serviva quando uscì la prima edizione nel 1827”.

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