“Che avremmo visto una risposta iraniana all’attacco israeliano al consolato di Teheran in Siria era un segreto di Pulcinella”. Lo scrive Nathalie Tocci sulla Stampa sottolineando che ‘l’azione di Teheran non aiuta Gaza’: “Quel che rimane incerto è il seguito. Da un lato l’Iran vuole evitare una guerra regionale. Fino ad ora, il Paese è tra i vincitori della guerra a Gaza, e non ha interesse a vedere l’escalation trasformarsi in una guerra regionale vera e propria (ossia una guerra tra Stati), dalla quale perderebbero tutti, Iran incluso. Parte del successo iraniano sta nel modo in cui Teheran è riuscita a capitalizzare politicamente sul disprezzo che c’è nella regione (e non solo) nei confronti di Israele, alla luce degli eccessi dell’invasione di Gaza.
Per dare un colpo al cerchio e uno alla botte – dice Tocci – Teheran ha attaccato Israele con centinaia di droni e missili, ma ha reso l’attacco plateale e prevedibile, dando quindi a Israele, avvertita anche dagli Stati Uniti nelle ore precedenti all’attacco della notte tra sabato e domenica, tutto il tempo per preparare la propria difesa aerea. Probabilmente l’Iran avrebbe tratto più beneficio lasciando Israele sulle spine per più tempo e/o optando per una risposta meno telegrafata, massiccia e coreografica. Politicamente, poi, avrebbe giovato molto più a Teheran e all’intero Medio Oriente mantenere uno stretto collegamento tra la reazione al raid di Damasco e la guerra a Gaza, con una pressione crescente per un cessate il fuoco nella Striscia.
Anche Washington, come Teheran, scongiura una guerra regionale, sebbene abbia dato carta bianca, sebbene abbia dato carta bianca a Israele nella guerra a Gaza e non abbia definito ciò che costituisce un attacco offensivo ed uno difensivo che, come noto, è opinabile. Se Israele non risponde, la questione può considerarsi chiusa, per il momento. Chiusa per modo di dire, naturalmente. Non solo non esiste alcuna possibilità per una reale riconciliazione nella regione in questo momento, ma, soprattutto, la minaccia di una guerra regionale non può essere accantonata finché andrà avanti la guerra a Gaza. E la guerra a Gaza andrà avanti. Tragicamente l’attacco iraniano, distogliendo l’attenzione dalla catastrofe umanitaria nella Striscia, rischia pure di averla prolungata.
Da questo punto di vista – conclude – Teheran ha fatto il gioco di Tel Aviv. L’unico vero dubbio rimane il calcolo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu”.
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