Il 4 ottobre del 1964 il presidente Aldo Moro inaugurava l’Autostrada del Sole, paradossalmente in un giorno di pioggia.
“Un’opera ardita e geniale”, la definì, “un’impresa di cui siamo orgogliosi”.
Oggi non possiamo che ripetere quelle parole, ormai come analisi storica e non più come auspicio.
La costruzione dell’Autostrada del Sole fu davvero parte del miracolo italiano: 780 km realizzati in soli 8 anni, dal ‘56 al ‘64, in un territorio molto complesso da tutti i punti di vista, geo-morfologico con l’attraversamento degli Appennini e dei tanti fiumi, ma anche urbanistico, dovendo collegare le grandi città, da Milano a Napoli, che in quegli anni si espandevano a macchia d’olio.
Oggi probabilmente non ci riusciremmo.
Furono realizzati ponti tuttora ritenuti veri e propri capolavori di ingegneria, tanto più considerando materiali, macchine e tecniche realizzative dell’epoca.
Ne eravamo consapevoli già allora, in quel 1964 il Moma di New York dedicò una mostra all’ingegno degli italiani.
In quasi tutte le lingue le Autostrade si chiamano così, Autoroutes, Autovias, AutoBhan.
Ma ovviamente l’Autostrada del Sole non fu solo, o addirittura soprattutto, un manifesto dell’ingegneria stradale italiana. È stata ed è molto di più.
I tempi di percorrenza si sono più che dimezzati: dalle 14 ore del ’60 alle 6 di oggi per andare da Roma a Milano, con un enorme miglioramento dello sforzo e del rischio incidenti.
Il traffico della A1 in sessant’anni è cresciuto del 460%.
La sua realizzazione, e quella degli ampliamenti che negli ultimi 20 anni hanno collegato tutto il Paese, ha accompagnato fenomeni che hanno trasformato l’Italia, dalla motorizzazione di massa al boom del turismo e delle grandi aree metropolitane.
Non solo passeggeri, auto e bus che la usano per andare al lavoro nelle aree metropolitane, in vacanza nei weekend e nei periodi di esodo.
Nei decenni la produzione industriale si è localizzata letteralmente lungo la rete delle autostrade, che è il nastro trasportatore del nostro pil: oggi il 70% delle attività manifatturiere e della logistica si trova entro 10 km da un casello autostradale.
Abbiamo spesso sentito che la scelta delle autostrade fu funzionale all’industria dell’auto, Fiat in primo luogo, legandoci a un modello di sviluppo insostenibile che ha penalizzato il trasporto su ferro.
I numeri raccontano un’altra storia. Siamo stati i primi a costruire autostrade in Europa, ma non quelli che ne hanno di più.
In Italia ci sono 7 mila km di autostrade: ma sono 9 mila in Francia, 11 mila in Germania, 13 mila in Spagna.
E analogamente anche in Europa, nella ripartizione fra modalità di trasporto, quella su strada è di gran lunga prevalente.
La ferrovia è fondamentale nelle sue aree di competitività: aree metropolitane, intercity, trasporto merci transalpino, ma oggi in tutto il mondo non può sostituire il trasporto stradale.
Insomma l’Autostrada del Sole è stata la più importante scelta infrastrutturale del Paese e oggi lo è, se possibile, ancora di più.
Lo stiamo giustamente riscoprendo, come indica la bellissima mostra sulla storia delle autostrade che partirà al Maxxi di Roma il prossimo 6 dicembre.
Un viaggio nelle vicende del Paese e dei suoi costumi.
Ma come spesso accade alle cose utili, rischiamo di darle per scontate.
Proprio perché ha 60 anni l’Autosole, come le altre coetanee, necessita di interventi manutentivi massicci di una tipologia nuova e ancora poco esplorata.
I tecnici la chiamano manutenzione rigenerativa, che interviene innanzitutto su ponti e gallerie per estenderne di altri 60 anni la vita utile.
Un’ingegneria sviluppatasi solo in questi anni, dopo il crollo del Morandi.
È un altro settore in cui siamo primi in Europa.
Servono investimenti corposi e competenze tecniche innovative perché l’Italia, e le prossime generazioni, continuino a godere dei benefici dell’Autosole.
Va in questo senso il lavoro avviato da Aspi che negli ultimi anni ha costruito un gruppo industriale dotato delle competenze necessarie per affrontare le grandi sfide infrastrutturali che ci attendono.








