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[L’analisi] Solo il 39 per cento dei beneficiari del reddito sono stati contattati dai centri per l’impiego

Secondo quanto evidenziato dal policy brief dell’l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp) dedicato al Reddito di cittadinanza attraverso l’indagine Plus, solo il 39,3% dei beneficiari del Reddito di cittadinanza ha dichiarato di essere stato contattato dai Centri per l’Impiego e il 32,8% dai Comuni. Un dato che fornisce un’idea della percentuale di beneficiari (oltre un terzo, quelli contattati dai servizi sociali comunali), che non è in grado di entrare immediatamente nel mondo del lavoro. È uno dei fattori che spiega la difficoltà di realizzare la parte di inclusione lavorativa scritta nella misura di contrasto alla povertà.

Non solo. Tra i percettori in cerca di lavoro o inattivi che sono stati contattati dai Cpi il 40% ha sottoscritto il Patto per il lavoro. La metà dei percettori che ha sottoscritto un Patto per il lavoro ha ricevuto una offerta di lavoro; il 21,8% l’ha accettata e il 28,2% non l’ha accettata. I motivi addotti al rifiuto sono prevalentemente legati alle opportunità proposte: il 53,6% indica l’attività non in linea con le competenze possedute, il 24,5% attività non in linea con il proprio titolo di studio, l’11,9% lamenta una retribuzione troppo bassa.

Solo il 7,9% indica la necessità di spostarsi come causa prevalente del rifiuto. Al di là dell’identificazione dell’offerta congrua, quanto mai difficile da definire, il rifiuto per circa il 78% dei rispondenti beneficiari di RdC dipende, insomma, dalla modesta qualità delle opportunità ricevute. Invece, tra coloro che sono stati contattati dai Comuni, solo il 30% ha sottoscritto un patto per l’inclusione sociale, e tra questi solo il 20% ha partecipato a Progetti di Utilità Collettiva. Emerge dunque la difficoltà dei servizi sociali e dei centri per l’impiego a prendere incarico i beneficiari e quella degli enti locali ad attivare progetti di utilità collettiva (Puc).

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