L’Italia è un Paese con uno stock di risparmio elevato, un flusso che continua a mantenersi su alti livelli e una quota di risparmio gestito più che raddoppiata negli ultimi 10 anni: 2.282 miliardi di euro a fine agosto 2022, pari al 122% del pil.
Se diversificare gli investimenti è buona norma nella gestione di un portafoglio, il nostro Paese dimostra, tuttavia, una tendenza “anti home country”.
Ha fatto notizia il dato del risparmio delle famiglie italiane investito nel nostro Paese pari appena al 5%, contro il 34% della Francia e il 14% della Germania.
Dispiegare la forza del risparmio domestico a sostegno dell’economia nazionale richiede un’industria del risparmio gestito forte.
Se volessimo usare la metafora del corpo umano, potremmo dire che le “gambe” – il sistema distributivo del risparmio – sono ancora saldamente nelle mani degli operatori domestici, e sono una leva importante per spingere il sistema sulle aree potenzialmente più critiche.
Mantenere la testa e le braccia del sistema del risparmio gestito in Italia, cioè assicurarsi che vi siano molteplici e forti operatori del risparmio gestito (la testa) basati nel Paese, e che le infrastrutture a supporto (le braccia) abbiano un altrettanto forte radicamento in Italia, è cruciale per garantire e accelerare lo sviluppo di questo settore.
Nel tempo l’Italia, con cessioni di assets e delocalizzazioni frequenti, ha ridotto in modo importante il numero di fondi comuni di diritto italiano che, a fine giugno 2022, rappresentavano soltanto un quarto del totale delle gestioni collettive.
Se i gestori – la “testa” del nostro corpo – sono basati all’estero, il legame con il Paese che genera il risparmio è più debole, gli investimenti domestici minori.
Non è un caso che la Francia, che reimpiega al suo interno una quota di risparmio maggiore rispetto a Germania e Italia, abbia una forte industria del settore gestita localmente.
Per sostenere e rafforzare quest’ area, oltre ai fondi comuni di diritto italiano, il nostro Paese può far leva sulla crescita dei fondi pensione – i cui asset sono cresciti del 34% negli ultimi 5 anni – e sulla vivacità dei gestori di fondi alternativi – il cui patrimonio gestito è raddoppiato dal 2016 a oggi.
I primi hanno per loro natura un orizzonte di lunghissimo periodo, fondamentale per accompagnare gli investimenti infrastrutturali di cui il Paese ha bisogno.
I secondi conoscono molto bene le dinamiche locali, e possono essere il migliore interlocutore per gli investitori, anche esteri, che spesso trovano eccessive le complessità burocratiche.
Inoltre, appare fondamentale che anche le infrastrutture a supporto dell’industria del risparmio gestito – le nostre “braccia” – abbiano una forte presenza domestica, e siano altamente specializzate e flessibili, per trattenere la liquidità operativa di questo settore e trasformarla in investimenti produttivi.
I fornitori di servizi di information technology, outsourcing, custodia e banca depositaria sono un ecosistema fondamentale per la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative nel campo del risparmio gestito, affinché gestori domestici (fondi comuni, fondi pensione, fondi alternativi) continuino a crescere.
L’industria del risparmio gestito non può svilupparsi senza questo ecosistema di supporto: “braccia” che consentono di far funzionare gli ingranaggi del sistema dell’asset management.
Anche in questo campo, infatti, si è registrato un eccesso di esterofilia, con il risultato, ad esempio, di un deposito consistente della liquidità a disposizione degli investitori istituzionali presso banche non italiane.
Stimiamo che oltre 400 miliardi di depositi siano in questo modo sottratti all’investimento nel nostro Paese: un ammontare pari a quasi due volte il Pnnr che, investito anche soltanto in titoli di Stato, consentirebbe un risparmio nel costo del debito pubblico.
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