Sono solo 253, poco più del 3% del totale, i Comuni italiani che nell’arco del 2021 hanno collaborato con l’Agenzia delle Entrate facendo delle segnalazioni che hanno portato l’amministrazione finanziaria a individuare situazioni di evasione o elusione fiscale.
A evidenziarlo una elaborazione di Centro Studi Enti Locali (Csel), per Adnkronos, basata su dati del ministero dell’Economia e Finanze e dell’Istat.
L’analisi prende in considerazione lo strumento delle ‘segnalazioni qualificate’, che prevede importanti meccanismi premiali per gli enti che collaborano e che “potrebbe, quindi, servire a tradurre i proventi della lotta all’evasione in benefici diretti per il territorio interessato, ma che, ciò nonostante, continua a non sembrare attrattivo per i Comuni italiani”, come osserva Csel.
Mediamente, le amministrazioni interessate hanno ricavato da questa attività poco meno di 53mila euro ciascuna ma con ampie differenze: si va da un minimo di 19,56 euro, assegnate a San Pietro Clarenza, nel catanese, a un massimo di 1 milione e 776.848 euro, che è il contributo incassato dal Comune di Milano.
Complessivamente, le segnalazioni qualificate hanno generato, per i 253 enti coinvolti, un ‘tesoretto’ da 6 milioni e 725.741 euro, con un lieve aumento rispetto allo scorso anno (+200mila euro circa), ma ancora molto lontano dalle somme di 6 anni fa, quando la stessa attività generava contributi per circa il doppio (13,3 milioni).
Per spingere sempre più i Comuni a fare la loro parte nella lotta all’evasione, segnalando quelle anomalie e incongruenze che sono certamente più facili da intercettare da parte delle amministrazioni che hanno il contatto più diretto con i cittadini, gli incentivi economici per gli enti collaborativi sono stati via via elevati nel tempo.
Se nel 2005 gli enti autori delle segnalazioni, ricorda Csel, si assicuravano il 30% delle maggiori somme relative ai tributi erariali riscossi a titolo definitivo, questa percentuale è stata poi rivista al rialzo, a più riprese, passando prima al 33%, poi al 50% (anche in relazione alle somme riscosse a titolo non definitivo).
Infine, a partire dal 2012, il limite è stato innalzato al 100% del gettito derivante da ogni segnalazione che va a buon fine. Questa percentuale, teoricamente transitoria, è stata prorogata di anno in anno fino al 2021.
“Una leva economica importante, quindi, sulla carta, ma che non sembra assolutamente fare presa tra gli enti locali del Belpaese.
I Comuni non sono mai stati molto propensi ad avvalersi di questo strumento e, come già osservato lo scorso anno, la partecipazione, da sempre modesta, si sta progressivamente riducendo”, avverte Csel.
Il numero dei Comuni che hanno beneficiato del frutto di questa sinergia con l’amministrazione finanziaria ha subito una parabola discendente nel tempo, passando dai 517 del 2016, ai 435 del 2017, 393 del 2018, 387 del 2019, 280 del 2020, per fermarsi poi a quota 253 nel 2021.
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