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[L’analisi] Il Financial Times: «L’Italia di Draghi rischia infrazione Ue per il conto in rubli aperto dall’Eni per pagare il gas di Putin»

Secondo il Financial Times l’Italia rischia lo scontro con la Ue all’indomani della decisione da parte dell’Eni di aprire un conto in rubli come richiesto dal dicktat di Vladimir Putin sul gas. E non si può escludere l’avvio di una procedura d’infrazione.

La posizione della Ue

Il portavoce della Commissione Eric Mamer ha ribadito che l’apertura di un conto in rubli presso la Gazprombank è una violazione delle sanzioni del blocco. “Tutto ciò che va oltre le indicazioni fornite agli Stati membri – aprire un conto nella valuta prevista nel contratto, pagare in tale valuta e dichiarare che il pagamento è concluso una volta che la consegna del gas è stata pagata in quella valuta – è in violazione delle sanzioni”, ha detto Mamer, aggiungendo: “Aprire un secondo conto, in rubli, va oltre la guida che abbiamo dato agli Stati membri”.

Per quanto riguarda il rispetto della direttiva, “è il Paese membro che deve far rispettare le sanzioni, dunque è il Paese che deve vigilare che le società rispettino le sanzioni. Le sanzioni hanno un obbligo legale e in caso contrario la Commissione può aprire la procedura d’infrazione”, aveva aggiunto il portavoce. 

La replica di Eni

Eni ha avviato la procedura per l’apertura dei conti presso Gazprom Bank «senza accettazione di modifiche unilaterali dei contratti in essere». Ad annunciarlo è proprio Eni spiegando che «l’apertura dei conti avviene su base temporanea e senza pregiudizio alcuno dei diritti contrattuali della società, che prevedono il soddisfacimento dell’obbligo di pagare a fronte del versamento in euro. Tale espressa riserva accompagnerà anche l’esecuzione dei relativi pagamenti». 

La scelta cautelativa dell’Italia

Eni «in vista delle imminenti scadenze di pagamento per i prossimi giorni, ha avviato in via cautelativa le procedure relative all’apertura presso Gazprom Bank dei due conti correnti denominati K, uno in euro ed uno in rubli, indicati da Gazprom Export secondo una pretesa unilaterale di modifica dei contratti in essere, in coerenza con la nuova procedura per il pagamento del gas disposta» dalla Russia. Eni «ha già rigettato tali modifiche. La decisione, condivisa con le istituzioni italiane» prosegue «è stata presa nel rispetto del quadro sanzionatorio internazionale e nel contesto di un confronto in corso con Gazprom Export». 

Il conto K

È «a carico di Gazprom Export ogni eventuale costo o rischio connesso alla diversa modalità esecutiva dei pagamenti». Lo scrive sempre Eni nel comunicato in cui rende noto di aver avviato le procedure per l’apertura dei due conti presso Gazprom Bank. L’esecuzione dei pagamenti con queste modalità «non riscontra al momento nessun provvedimento normativo europeo che preveda divieti che incidano in maniera diretta sulla possibilità di eseguire le suddette operazioni». Eni ha già chiarito che l’adempimento degli obblighi contrattuali si intende completato con il trasferimento in euro, e rinnoverà il chiarimento con l’apertura dei conti K. 

Eni continuerà a pagare in euro il gas alla Russia, è stato chiarito. «Da un lato, a oggi, Gazprom Export e le autorità federali russe competenti hanno confermato che la fatturazione (giunta a Eni nei giorni scorsi nella valuta contrattualmente corretta) e il relativo versamento da parte di Eni continueranno a essere eseguiti in euro, così come contrattualmente previsto», spiega il gruppo italiano. «Le attività operative di conversione della valuta da euro a rubli» prosegue Eni «saranno svolte da un apposito clearing agent operativo presso la Borsa di Mosca entro 48 ore dall’accredito e senza coinvolgimento della Banca Centrale Russa». 

Il Financial Times: “rischio azioni legali contro l’Italia”

“L’incombente scontro tra Eni e Bruxelles metterebbe il primo ministro italiano Mario Draghi in una posizione delicata: l’ex presidente della Banca centrale europea è stato uno degli architetti delle sanzioni contro la banca centrale russa e il suo governo è l’esecutore legale delle sanzioni in Italia. Bruxelles potrebbe intraprendere azioni legali contro Roma se determinasse che l’Italia non ha applicato le sanzioni, un processo che potrebbe richiedere anni” fa notare il Financial Times.

Manca provvedimento legale chiaro

Si capirà solo oggi se l’Italia con la sua scelta ha violato le sanzioni. La parola fine alla telenovela sul pagamento del gas russo in rubli verrà scritta con tutta probabilità stamani quando la Commissione europea presenterà il nuovo pacchetto di norme – dal valore di 300 miliardi – per fronteggiare l’emergenza energetica denominato RePowerEu. “Le società che importano la materia prima da Gazprom, il colosso controllato dal Cremlino, vogliono capire se Bruxelles prenderà una posizione ufficiale attraverso un provvedimento legalmente incontrovertibile” chiosa il giornalista economico Luca Pagni dalle colonne di Repubblica.

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