Il nuovo governo dovrà essere molto prudente sui conti pubblici, mentre Giancarlo Giorgetti sarebbe “adattissimo” nel ruolo di ministro dell’Economia.
Lo ha detto al Corriere della Sera il ministro dell’Economia uscente, Daniele Franco, sottolineando che “una lezione che possiamo trarre da quanto sta succedendo nel Regno Unito è che bisogna essere sempre prudenti, anche riguardo alle aspettative che si creano.
Un’altra è che sono importanti i motivi che inducono a modificare gli obiettivi di disavanzo. Se lo si fa per accrescere gli investimenti e la ricerca è più probabile che la reazione dei mercati non sia negativa.
Quindi occorrono molta cautela e un approccio pragmatico. chiaro che tassi più alti di per sé orientano verso soluzioni prudenti, ma l’elemento cruciale è come si usano le risorse”.
Sull’ipotesti di Giancarlo Giorgetti al Mef, “lo conosco da parecchi anni e credo sarebbe adattissimo. stato presidente della commissione Bilancio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico.
Con lui -ha spiegato Franco- abbiamo lavorato fianco a fianco in questi venti mesi. Abbiamo in comune l’idea che lo sviluppo economico italiano dipenda da quanto accade nel sistema produttivo, in primo luogo nella manifattura e nei servizi, che questi settori siano il cuore della nostra capacità di creare reddito e che quindi debbano essere al centro della politica economica. Farà certamente bene”. Sul Pnrr, il ministro ha precisato che non ci sono ritardi.
“Tutti gli obiettivi e i traguardi sono stati rispettati, il processo sta andando avanti nei tempi previsti. Per il semestre in corso sono stati già raggiunti 25 obiettivi dei 55 previsti e altri ne arriveranno a breve”.
Nel centrodestra si parla di una revisione per l’aumento dei costi, ma “al problema dell’inflazione dei costi dei materiali abbiamo già risposto con stanziamenti aggiuntivi per circa 7 miliardi. Una misura che potrebbe essere ripetuta reperendo ulteriori fondi nazionali. In alternativa, ma non è la strada che abbiamo scelto, si potrebbe anche rispondere con una riduzione dei progetti”.
Quanto alle possibili modifiche auspicate da Giorgia Meloni, Franco ha precisato che il Piano “non è scritto sulla pietra. un soggetto vivente che va adattato: ogni linea di intervento esige manutenzione.
Qualche adattamento è già stato fatto e credo che questo processo continuerà. Ma ciò non vuol dire riscrivere tutto dalle fondamenta; vuol dire affrontare caso per caso le criticità: per esempio le complessità amministrative e gli effetti dell’inflazione”.
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