Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’analisi] Bce: l’entità dei rialzi dei tassi dipende da quanto è lontano il tasso terminale

Secondo quanto dichiarato dal capo economista della Banca centrale europea, Philip Lane, «a parità di altre condizioni, nel calibrare un percorso di transizione a più fasi, l’entità appropriata di un singolo incremento» dei tassi di interesse «sarà tanto maggiore quanto più ampio è il divario dal tasso terminale e quanto più distorti sono i rischi per l’obiettivo di inflazione». E ha puntualizzando che «le prospettive di inflazione costituiscono il contesto per la definizione della politica monetaria».

«La decisione della scorsa settimana è strettamente legata alla nostra strategia, che prevede che la risposta appropriata a una deviazione dell’inflazione dall’obiettivo simmetrico del 2% sia specifica del contesto e dipenda dall’origine, dall’entità e dalla persistenza della deviazione. Nel contesto di un lungo periodo di proiezione con un’inflazione molto al di sopra dell’obiettivo, dei rischi netti di rialzo per l’inflazione e tenendo conto del fatto che l’attuale impostazione dei tassi di riferimento è ancora altamente accomodante, era appropriato compiere un passo importante che anticipasse la transizione dall’attuale livello altamente accomodante dei tassi di riferimento verso livelli in grado di sostenere un tempestivo ritorno dell’inflazione al nostro obiettivo».

Lane ha poi ribadito che «in base alla nostra valutazione attuale, prevediamo» di «continuare ad aumentare i tassi di interesse nel corso delle prossime riunioni. Questo percorso di politica monetaria attenuerà la domanda e proteggerà dal rischio di un persistente spostamento verso l’alto delle aspettative di inflazione». L’Istituto di Francoforte «rivaluterà regolarmente il percorso alla luce delle informazioni in arrivo e dell’evoluzione delle prospettive di inflazione. Le nostre future decisioni sui tassi di policy continueranno a dipendere dai dati e seguiranno un approccio basato sulle singole riunioni».

Detto questo, comunque, per Lane «è evidente che la politica monetaria appropriata per l’area euro dovrebbe continuare a tenere conto del fatto che lo shock energetico rimane una forza trainante dominante delle dinamiche dell’inflazione e delle prospettive economiche generali, anche attraverso l’impatto del deterioramento molto significativo delle ragioni di scambio. In particolare, le dinamiche dell’inflazione associate alla componente dello shock energetico, a cui l’area euro è particolarmente esposta, sono di natura diversa rispetto alle dinamiche di surriscaldamento guidate dalla domanda».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.