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L’Intelligenza Artificiale è da disciplinare, ma senza depotenziarla | L’intervento di Marta Cerioni, direttrice dell’Osservatorio sulla Legalità Economica e i Diritti Fondamentali Dima-Univpm

Con la compiuta regolazione dell’AI Act, la tecnologia unica e potenzialmente intrusiva dell’intelligenza artificiale si appresta a essere disciplinata e diventare strumento di servizio e non di mero potere.

L’Unione Europea si trova a imboccare la dottrina mediana ovvero una regolazione che si collochi a metà strada tra il liberalismo statunitense e il dirigismo cinese che invece la pone come dispositivo adatto alla sorveglianza umana.

La diversificazione delle sue regole impatterà, di fatto, nella stessa AI che assumerà, in vari Stati del mondo, connotati del tutto differenti tali da renderla multiforme e quindi da rendere alcuni Paesi più sicuri e altri meno.

Bene ha fatto l’Unione Europea a costruire un framework normativo che si fonda sulla centralità della persona.

Riecheggiano due grandi temi costituzionali: la scelta del termine «persona» e non individuo nel dialogo ideale con Norberto Bobbio che la definiva come «il risultato del rapporto sociale fondamentale che è il rapporto di riconoscimento e di rispetto della propria individualità».

Ciò presuppone logicamente il rapporto di socialità tra più soggetti e il principio pluralistico.

Inoltre, ritorna alla mente l’ordine del giorno Dossetti approvato all’unanimità dall’Assemblea Costituente italiana che si apprestava a redigere la Carta Fondamentale e che teorizzava la precedenza sostanziale della persona umana rispetto allo Stato. Le similitudini tra porre il fondamento giuridico alla nuova società italiana nel 1948 e porre le fondamenta dell’AI in Ue sono molteplici.

Entrambi sono cambiamenti epocali.

L’avvento dell’AI modificherà modalità produttive delle imprese, il mondo del lavoro e quindi anche tutta la dimensione sociale che conosciamo.

Ecco perché gli Stati membri che dovranno attuare le norme dell’AI Act dovranno ripartire dai principi costituzionali e dal filtro del costituzionalismo moderno che si fonda sulla separazione dei poteri e sulla tutela dei diritti umani.

L’AI invero non è solo neutra tecnologia bensì un vero e proprio potere trasversale e globale capace di creare disuguaglianze, violazioni di diritti e manipolazione di fatti, del mercato, del marketplace of ideas e infine della democrazia.

La luce che promana dai principi costituzionali è, tuttavia, un faro autentico nella navigazione verso l’atteggiarsi di questo Nuovo Potere che dovrà essere costituzionalmente orientato, tanto più se quest’ultimo si salda ad altri vecchi poteri come quello politico, economico, finanziario, informativo. Il filtro della Costituzione è ancora profondamente attuale ed è l’unico capace di valorizzare gli aspetti positivi e di minimizzare quelli negativi di ogni attività pur senza proibirla del tutto, poiché nella Carta Fondamentale tutto l’ordinamento giuridico ha, come affermava Pellegrino Rossi, ses tête de chapitre ed è pertanto capace di bilanciare tutti gli interessi confliggenti.

L’Intelligenza artificiale come Nuovo Potere costituzionalmente orientato dovrebbe essere la via italiana all’implementazione dell’AI Act dell’Ue.

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