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L’abolizione del reato d’ufficio porta con sé una doppia visione della legge | L’analisi di Lirio Abbate

Su Repubblica Lirio Abbate giudica negativamente l’abolizione del reato di abuso d’ufficio come disposto dalla riforma promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Si afferma infatti così, secondo Abate, una doppia visione della legge, e di conseguenza al riconoscimento che la giustizia non è più uguale per tutti.

Perché per i cittadini comuni che commettono reato è prevista una tolleranza zero, mentre una sorta di impunità, per legge, spetta per i reati rivolti — fino a ieri — agli “eccellenti” o ancor meglio ai “colletti bianchi”, che non potranno più essere processati o indagati per abuso d’ufficio.

E cioè quando il “pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che nello svolgimento delle funzioni o del servizio”, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, ovvero arreca un danno ingiusto.

Sono tanti i casi che ruotano attorno alla gestione pubblica del denaro, o ancora nel pilotare un concorso pubblico favorendo uno o più candidati, penalizzando gli altri oppure abusando del proprio ruolo.

Abolendo questo reato si crea una voragine dentro la quale finiscono tutti quelli che vogliono essere salvati da errori e favori che hanno fatto a discapito di una intera comunità.

Il doppio binario che si è creato potrebbe essere definito come un medioevo del diritto perché vengono cancellati dai registri dei tribunali o delle procure, con un solo tratto di penna, circa quattromila posizioni di personaggi pubblici accusati di aver procurato un danno alla cittadinanza, a tutte le persone comuni che pagano le tasse e, alla luce di questo disegno di legge voluto da Nordio, vengono sistemati su piani diversi, su gradini più bassi rispetto a chi gestisce o amministra la pubblica amministrazione.

C’è quindi impunità per i reati dei colletti bianchi mentre si preme sulla tolleranza zero per i ladruncoli.

Lo scippo di strada diventa più grave dello scippo silenzioso di un diritto pubblico o di somme pubbliche destinate a chi non ne aveva diritto.

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