La triste metamorfosi di Venezia: da meta affollata di turisti a città spettrale

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Una piazza San Marco vuota e silente. La pandemia ha isolato Venezia, rendendola ciò che non era mai stata: spettrale. Luminarie ancora appese, nessun turista, serrande chiuse per tanti negozi. Molte di queste con appeso il cartello “Affittasi”, altre che hanno chiuso per sempre portandosi via pezzi di storia della città.

Come la Pelletteria artistica Pagan, 101 anni di attività, il negozio di vasi di Murano, Venini, quasi un secolo di storia, o la Coupole Glass, che ha alzato bandiera bianca dopo oltre 30 anni di attività. Non è solo colpa della pandemia. Il Covid è stato un detonatore per molti aspetti già problematici, a partire dal problema degli affitti alti, ora più che mai non sostenibili per molti. A parlarne è Alberto Nardi, uno dei gioiellieri sotto le Procuratie Nuove.

«Tanti negozi storici, soprattutto qui in Piazza San Marco, hanno chiuso e non riapriranno più. È un impoverimento perché le attività storiche, come altri patrimoni artistici, sono un bene della città. Veder chiudere negozi che erano qui da cinquant’anni non ci lascia indifferenti e penso si debba assolutamente pensare a dei ristori più concreti, che aiutino a superare i prossimi due-tre mesi che rischiano di essere i più difficili».

«L’evidenza dei fatti – prosegue – è di fronte a noi, la dimostrazione plastica di una situazione drammatica che ormai perdura da oltre un anno. A differenza di altre città, Venezia ha subito l’alluvione del 12 novembre, e da lì una serie di eventi negativi culminati con la pandemia. La città ha sviluppato una forma economica legata solamente al turismo di massa. È stato un grande errore. Andrebbe pensato un nuovo modello non essere solo un palcoscenico dove, uso un paradosso, si paga un biglietto per entrare al mattino ed uscire alla sera. Non sento però questo tipo di riflessione in città e ciò mi preoccupa. Mi pare vi sia solo una spasmodica attesa a riprendere, a riaprire la stalla ai buoi, al turismo di massa. Ma una città come Venezia non può vivere solo di questo».

I luoghi della cultura rimangono chiusi, così come le sedie dei bar di Piazza San Marco, ammassati dentro i locali. Uno scenario che ha visto l’azzeramento del turismo, di pari passo. Un colpo al cuore, così come fotografa Carlo Alberto Tesserin, procuratore di San Marco. «La più bella Piazza del mondo è deserta carica di storia infinita e di enormi preoccupazione per il domani. Un domani difficilissimo da interpretare perché dobbiamo vincere le due difficoltà enormi di Venezia: l’acqua alta e l’epidemia. Dobbiamo dimostrare che Venezia ha il diritto di essere tutelata, di avere risposta ai suoi problemi. Ma non possiamo presentarci con Piazza di San Marco quasi abbandonata. Questo è il momento di crederci ancora di più».

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