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La semplificazione è la più grande infrastruttura immateriale del Sud | L’analisi di Giosy Romano, Capo Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Napoli, la ZES Unica al centro del confronto sul futuro del Mezzogiorno

La ZES Unica come modello di semplificazione amministrativa, attrazione degli investimenti e sviluppo del Mezzogiorno. È questo il tema affrontato nel panel “La ZES Unica, risultati e nuovi obiettivi”, nell’ambito dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli.

Protagonista del confronto è stato Giosy Romano, Capo Dipartimento per il Sud – Presidenza del Consiglio dei Ministri, intervistato dal giornalista Mediaset Giuseppe Brindisi. Al centro del dibattito i risultati raggiunti dallo strumento, le prospettive dopo il PNRR e il ruolo della semplificazione burocratica come leva di competitività per il Sud.

«Un modello ormai strutturale e replicabile»

Rispondendo alle domande sulla continuità delle politiche di sviluppo oltre la scadenza del PNRR, Romano ha sostenuto che la ZES Unica abbia ormai superato la fase sperimentale.

«Questo modello che da prototipale assurge a divenire regola, anche per effetto dei risultati conseguiti, credo che sia una forma di garanzia assoluta», ha spiegato.

Secondo il Coordinatore della Struttura di Missione, la stabilizzazione della struttura governativa dedicata alla ZES rappresenta un segnale chiaro della volontà di consolidare il percorso avviato negli ultimi anni.

«L’esperienza della Zona Economica Speciale garantisce per il prosieguo l’utilizzo di un modello che ha quelle prerogative di celerità e di raggiungimento del risultato che ha dimostrato di essere a portata di mano per effetto dei risultati conseguiti».

Per Romano si può quindi parlare «senza tema di dubbio di un modello replicabile» anche in altri contesti amministrativi.

La semplificazione come infrastruttura strategica

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il tema della burocrazia e della semplificazione amministrativa.

«Credo che abbiamo messo in campo la più grande infrastruttura immateriale di questi tempi, che è appunto quella della semplificazione burocratica», ha affermato Romano.

Secondo il Coordinatore della ZES Unica, il vero elemento innovativo non è soltanto la riduzione dei tempi, ma l’introduzione di una nuova cultura amministrativa fondata sul risultato.

«Noi abbiamo fatto sì che il principio del risultato, rubricato nel Codice degli Appalti all’articolo 1, potesse divenire il mantra del modo di operare della nostra pubblica amministrazione».

In quest’ottica la conferenza dei servizi è stata trasformata da semplice procedura amministrativa a strumento per accompagnare concretamente gli investimenti.

«Siamo passati dalla fase del silenzio-assenso alla fase dell’assenso partecipato attraverso l’espressione dei pareri, contribuendo a modificare l’atteggiamento degli enti partecipanti e favorendo l’assunzione delle responsabilità necessarie al rilascio dei titoli autorizzativi».

I numeri della ZES Unica: investimenti e occupazione

Romano ha illustrato i risultati raggiunti dallo strumento attraverso dati che definisce particolarmente significativi.

«Siamo ad oggi a 1.345 autorizzazioni uniche, che equivalgono ad altrettanti investimenti».

Dietro questo numero, ha sottolineato, vi è un impatto economico molto più ampio.

«Quei 1.345 titoli hanno messo a terra ben 9 miliardi di euro di investimenti diretti che, considerando l’indotto e l’indiretto, sono riconducibili a 58 miliardi di euro di nuovi investimenti nel territorio della Zona Economica Speciale».

A questi dati si aggiunge il tema occupazionale.

«Le dichiarazioni delle imprese che hanno beneficiato delle autorizzazioni raccontano di 24 mila nuovi addetti, che diventano circa 65 mila considerando diretto, indiretto e indotto».

Per Romano questi numeri dimostrano che non si tratta di misure teoriche.

«Non più teoria di messa a terra di investimenti, ma prassi determinata dall’utilizzo dello strumento».

Cantieri reali e investimenti già avviati

Il Coordinatore della Struttura di Missione ha voluto chiarire che le autorizzazioni rilasciate corrispondono a progetti concreti.

«Guai se non parlassimo di cantieri aperti. Il titolo che rilasciamo permette l’avvio dei lavori entro un anno e impone la conclusione entro tre anni».

Romano ha ricordato diversi interventi già completati o in fase avanzata di realizzazione, citando tra gli esempi l’investimento di Novartis nell’area di Napoli e altri progetti in Calabria, Sardegna, Basilicata, Molise e nelle regioni recentemente incluse nel perimetro della ZES.

«Sono numeri che non sono riconducibili a ipotesi ma che sono frutto di investimenti reali».

Oltre il PNRR: nuovi investimenti e continuità

Guardando al periodo successivo alla conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Romano ha evidenziato come siano già state attivate nuove misure.

«Non ci siamo fermati a pensare ma abbiamo già dato attuazione a quello che è l’intervento da porre a terra nel prosieguo del PNRR».

In particolare ha ricordato il bando rivolto agli enti locali e ai consorzi industriali.

«Abbiamo messo a disposizione una risorsa complessiva di 300 milioni di euro finalizzati a realizzare infrastrutture nelle aree produttive».

Per il Coordinatore della ZES Unica esiste quindi una continuità concreta tra la stagione del PNRR e quella successiva.

«Vi è già una continuità temporale con la scadenza del 2026 del PNRR».

Una buona pratica che può diventare modello nazionale

Romano ha inoltre accolto positivamente l’ipotesi di estendere alcune delle semplificazioni sperimentate nel Mezzogiorno ad altre aree del Paese.

«È un grande vanto essere riusciti a porre in essere uno strumento normativo così efficace da divenire regola auspicabile per altre parti del Paese».

Secondo il Coordinatore, il successo della ZES Unica rappresenta anche una risposta a molti stereotipi sul Mezzogiorno.

«Quando il Mezzogiorno è stato posto nelle condizioni di poter utilizzare uno strumento, lo ha utilizzato così bene da poter divenire auspicabile che anche altre parti del Paese utilizzino il medesimo modello».

«Non serve uno scatto ulteriore, serve conservare ciò che abbiamo costruito»

Nelle battute finali del confronto, Romano ha indicato quale sia la vera sfida dei prossimi anni.

«Non c’è bisogno di uno scatto ulteriore. Ci basta mantenere quello che siamo riusciti a costruire in questo tempo».

Un patrimonio che, a suo giudizio, non deve essere disperso.

«Guai se disperdessimo questo patrimonio che abbiamo costruito in un tempo così ristretto. Sarebbe un disastro se dopo aver fatto tanto rinunciassimo all’applicazione di questo principio che con fatica siamo riusciti a costruire».

Parole che sintetizzano la visione della Struttura di Missione ZES Unica: trasformare una stagione di semplificazione amministrativa in un’eredità stabile per lo sviluppo del Mezzogiorno e dell’intero Paese.

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