I residui attivi sono in aumento: gli enti locali devono fare di più e meglio sul fronte della riscossione dei tributi.
Per rispettare gli equilibri di finanza pubblica, anche alla luce delle nuove regole europee, e per evitare le crisi determinate spesso proprio dalla mancata riscossione delle imposte.
L’invito è arrivato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante un’audizione sul federalismo fiscale.
RESIDUI ATTIVI A 85 MLD
“Poiché sono sempre più limitati i margini di manovra sulle entrate per gli enti locali, vorrei fare un focus sulla riscossione: tra il 2020 e 2022 l’ammontare dei residui attivi è salito da 74 miliardi a 85 miliardi mostrando un abbandono graduale dell’accertamento per cassa”, ha sottolineato Giorgetti aggiungendo che “allo stesso tempo è aumentato l’accantonamento dei crediti di dubbia esigibilità, passato da circa 32 mld nel 2020 a poco meno di 35 mld nel 2022.
Un andamento che riflette performance della riscossione che stentano a migliorare e che impongono conseguentemente un importo dell’accantonamento più elevato anche a fronte di un ammontare maggiore di residui attivi”.
RAFFORZARE CAPACITÀ RISCOSSIONE ENTI LOCALI
“Il rispetto degli equilibri di finanza pubblica, anche alla luce delle nuove regole europee, richiede di avviare riflessioni su quali possano essere le migliori modalità per rafforzare la capacità di riscossione delle proprie entrate da parte degli enti locali e, al contempo, migliorare la compliance spontanea di tutti i contribuenti”, ha continuato Giorgetti aggiungendo che la riscossione rappresenta un “nodo centrale” della gestione finanziaria degli enti locali, “dal momento che sono sempre più limitati i margini di manovra entro i quali gli enti possono agire per incrementare il livello delle proprie entrate”.
“La difficoltà nella riscossione costituisce la principale causa delle crisi finanziarie degli enti locali”, ha ricordato il ministro.
AUTONOMIA TRIBUTARIA DEI COMUNI SALITA AL 38%, SPAZI AUMENTO A 2,4 MLD
“Il grado di autonomia tributaria dei Comuni, misurato dal rapporto tra le entrate tributarie e l’ammontare complessivo delle entrate, è passato dal 26% del 2010 al 38% del 2022”, ha detto Giorgetti aggiungendo che nello stesso periodo l’incidenza dei trasferimenti sul totale delle entrate complessive si è ridotta dal 47% al 29%, ha continuato.
Negli ultimi anni si è registrato un graduale incremento delle aliquote verso i livelli massimi sia per assicurare il finanziamento delle spese, sia per concorrere alle manovre di risanamento della finanza pubblica, anche alla luce dei dati non sempre confortanti sulla riscossione delle entrate.
Oggi gli spazi residui di manovrabilità per i maggiori tributi locali (Imu e addizionale comunale all’Irpef) sono stimati in circa 2,4 miliardi, ovvero poco più del 9% delle entrate massime potenziali per i due tributi.
IMPOSTE PROVINCE LEGATE A SETTORE AUTO, IN RIALZO GRAZIE A INCENTIVI
Le entrate dei due tributi principali delle Province, Ipt e Rc auto, “sono strettamente collegate all’andamento del settore automotive, che ha manifestato tendenze in calo a seguito del rallentamento degli acquisti di veicoli a seguito dello shock pandemico”, ha sottolineato il ministro precisando che “segnali di ripresa si sono registrati negli ultimi mesi, anche tenuto conto degli effetti degli incentivi adottati dal governo per sostenere il mercato automobilistico”.
Segnali di ripresa delle entrate sono confermati nel primo quadrimestre del 2024, “abbiamo circa un 10% in più”.
Fino al 2019, le entrate dell’Ipt hanno mostrato un trend crescente (+21% rispetto al 2015, passando da 1,526 miliardi a 1,856 miliardi) con un rallentamento seguito al calo di immatricolazioni dopo l’emergenza pandemica.
Nel 2020 e 2021 le minori entrate degli enti locali sono state comunque compensate dallo Stato attraverso opportuni ristori per assicurare il corretto svolgimento delle loro funzioni.
Nel 2022, le entrate Ipt hanno registrato ancora una flessione di circa il 15% rispetto al 2019, attestandosi a 1,587 miliardi per effetto della carenza di produzione legata alle difficoltà di fornitura della componentistica.
Nel 2023, invece, questo trend si è invertito mostrando un rimbalzo significativo che, pur collocandosi ancora al di sotto dei livelli del 2019, ha segnato una crescita dell’11 per cento rispetto al 2022 grazie all’aumento delle immatricolazioni e alla ripresa del mercato di veicoli usati”.
“Sui premi assicurativi ci sarebbe da fare un riflessione più complessiva, visti anche i risultati eccellenti di tutte le compagnie di assicurazione”, ha precisato.
“Gli spazi effettivi di autonomia tributaria delle regioni si sono ridotti negli ultimi anni”, ha proseguito Giorgetti spiegando che “a seguito della deducibilità integrale del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap e dell’esclusione dal tributo delle persone fisiche esercenti attività commerciali ed esercenti arti e professioni, disposta dalla legge di bilancio per il 2022”.
Gli spazi di manovrabilità ancora disponibili sono piuttosto contenuti, ha aggiunto il ministro precisando che per l’Irap, nel 2023, erano complessivamente limitati al 12,4% del gettito massimo potenziale.
Lo sforzo residuo ancora esercitabile è, in generale, più ampio per le Regioni del Nord con valori mediamente superiori al 15% rispetto alle Regioni del Centro-Sud dove la manovrabilità ancora disponile è generalmente inferiore al 5%.
Maggiori spazi di manovrabilità sono disponibili per l’addizionale regionale all’Irpef, che a livello nazionale erano limitati al 32,8% del gettito potenziale massimo.
Lo sforzo fiscale residuo delle Regioni a statuto ordinario risulta pari al 31,8% del gettito potenziale massimo.
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