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La ricerca della sovranità condivisa | L’analisi di Claudio Cerasa

La polemica che ha acceso lo scorso fine settimana, quella tra il senatore della Lega Claudio Borghi, che sta a Salvini come Bannon sta a Trump o se volete come Stanlio sta a Ollio, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha fatto notizia – scrive sul Foglio Claudio Cerasa – solo per la stolta richiesta di dimissioni suggerita dal senatore leghista al capo dello stato.

Liquidare il pensiero di Borghi come se questo fosse il frutto di un’esternazione uscita per sbaglio, dopo un cicchetto di troppo, dalla bocca del senatore sarebbe però un errore blu.

Perché il tema del sovranismo europeo, e dei suoi nemici, è uno dei temi centrali delle prossime elezioni europee.

Una corrente di pensiero europea, quella più legata all’antieuropeismo, all’euroscetticismo, al nazionalismo, all’odio per la globalizzazione, all’amore mai represso per il putinismo, sostiene che i paesi membri, per essere davvero sovrani, hanno il dovere di combattere ogni istinto finalizzato a cedere un pizzico della nostra sovranità nazionale per provare a creare una maggiore sovranità europea.

La tesi, surreale ma legittima, di chi chiede di avere meno Europa per proteggere i propri cittadini la si può provare a smontare limitandosi a suggerire alcuni spunti di riflessione.

Jean Monnet, poco più di 50 anni fa, sosteneva che tutti noi “abbiamo bisogno di un’Europa per ciò che è essenziale”, e considerava vitale, per il nostro futuro, lavorare a “un’Europa per ciò che le nazioni non possono fare da sole”.

E il punto, ancora oggi, è quello: in un mondo come quello in cui ci troviamo oggi, in un mondo in cui le interconnessioni tecnologiche, finanziarie commerciali tutelano governano le nostre vite, per proteggere i cittadini è necessario avere una sovranità condivisa, in grado cioè di proteggere gli interessi nazionali creando debito comune, firmando accordi di libero scambio, agendo in tutte le sedi possibili per dipendere sempre meno a livello energetico e non solo dagli stati canaglia, o al contrario è necessario combattere con tutte le proprie forze affinché vi sia una gestione non condivisa e non sovranazionale delle sfide comuni?

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