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La previsione del ministro Crosetto: “Per l’UE non bisogna limitarsi ai nomi, è il programma quello che conta”

“La futura Commissione europea e il futuro assetto delle istituzioni europee, in questo momento non hanno bisogno di velocità, ma hanno bisogno di compattezza, hanno bisogno di ragionamento, hanno bisogno di profondità. Il tema non è – e non dovrebbe esserlo mai, in verità – nominalistico, cioè limitarsi a scegliere dei nomi, per quanto importanti o altisonanti possano essere. Il tema, mai come oggi, è scegliere il programma del prossimo governo della prossima Unione europea”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in una intervista al Sole 24 Ore.

“Il problema fondamentale non è dire ‘facciamo presto, facciamo presto’. Il punto non è esibire la scelta di nomi fatti in un giorno, la cosa fondamentale è capire quale sarà il percorso che vogliamo far intraprendere all’Europa nei prossimi anni. Abbiamo problematiche aperte di cui non si è più parlato da troppo tempo: riguardano il nostro sviluppo economico, il nostro sviluppo industriale, lo sviluppo della nostra stessa sopravvivenza come continente. Per citarne uno, la dipendenza europea dalla Cina”, ha osservato Crosetto.

Quanto al Green deal, “vogliamo riflettere o no sulla scelta, che è stata fatta, in modo tragico e, purtroppo, consapevole, proprio su input del socialista Timmermans, di uccidere le auto a motore e l’industria automobilistica europee? Andare verso le auto elettriche ha distrutto le nostre tecnologie del settore e ci ha consegnato nelle mani dei cinesi. L’Europa si è concentrata sulla produzione di regole sempre più cavillose e sofisticate piuttosto che incentivare la ricerca, le tecnologie più innovative e per questo siamo diventati una sorta di grande agenzia della normazione, interessata solo a costruire potere regolatorio”, ha proseguito.

Quanto, infine, all’appoggio da parte del governo italiano alla candidatura di von der Leyen, “sui nomi preferisco non esprimermi ma, come dicevo prima, conta il progetto Europa. Vogliamo recuperare o no quel che abbiamo perso? In questi anni abbiamo trasformato l’Europa in un luogo dove non bisognava produrre, non bisognava inquinare e il solo dibattito ammesso era quello sui diritti. Sempre più diritti e sempre meno doveri”, ha concluso.

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