“Dal punto di vista delle risorse, l’Ance apprezza lo sforzo realizzato dal governo che ha garantito la copertura finanziaria sia degli investimenti contenuti nel Pnrr, sia di quelli che sono stati esclusi per effetto della rimodulazione, coprendo un fabbisogno pari a 12,3 miliardi di euro.
È stata così accolta la richiesta più volte formulata dall’associazione di evitare il definanziamento dei progetti usciti dal Piano, come gli investimenti medio-piccoli dei comuni, e importanti progetti di rigenerazione urbana, tra i quali quelli previsti nei piani urbani integrati”.
Lo ha detto il vice presidente dell’Ance, Carlo Trestini, nel corso di un’audizione presso la Commissione Bilancio della Camera sul decreto Pnrr.
Allo stesso tempo, ha sottolineato, “l’Ance esprime forte preoccupazione rispetto ad alcune scelte operate nell’ambito del decreto.
Una prima preoccupazione riguarda il rischio di depotenziamento della strategia pluriennale di rilancio degli investimenti, per effetto delle norme contenute nel decreto.
Il decreto rinvia, infatti, alcuni investimenti oltre l’orizzonte del 2026, taglia alcuni fondi pluriennali destinati alle infrastrutture e introduce meccanismi di riprogrammazione o definanziamento pressoché automatici degli investimenti che registreranno ritardi nei cronoprogrammi per liberare risorse in futuro.
L’introduzione di tali meccanismi accresce il rischio di riduzione degli investimenti in un contesto di politiche di bilancio restrittive, con il ritorno del Patto di stabilità”.
Una seconda preoccupazione, ha proseguito, “riguarda l’assenza di interventi su alcuni nodi strategici per la rapida attuazione del Pnrr, con particolare riferimento ai pagamenti della Pa e alle semplificazioni procedurali”.
Sul fronte dei pagamenti “è sicuramente apprezzabile la norma che aumenta al 30% l’anticipazione erogata alle stazioni appaltanti per i lavori Pnrr” ma “le altre misure contenute nel decreto, che riguardano per lo più interventi organizzativi come la creazione di una task force per i Ministeri o un tavolo tecnico per i comuni che si adopereranno per regolarizzare i tempi di pagamento delle amministrazioni, ancora in difficoltà, non risolvono le problematiche rilevate nei cantieri, che rischiano così di fermarsi, e non affrontano sostanzialmente il problema sul quale la Commissione europea ha acceso i riflettori da più di 10 anni”.
Dal punto di vista delle semplificazioni “il decreto appare non sufficiente, anche se non mancano alcuni tentativi decisamente innovativi come sul tema delle residenze universitarie.
Non vengono tuttavia proposte nuove soluzioni strutturali alle lungaggini burocratiche che ancora caratterizzano la realizzazione delle opere pubbliche in Italia.
L’unica soluzione prospettata è, ancora una volta, un ampio ricorso a commissari straordinari (alloggi universitari, beni confiscati alla criminalità organizzata) e, a discrezione del Governo, a procedure derogatorie, paradossalmente anche rispetto al codice degli appalti entrato in vigore meno di un anno fa e alle stesse regole acceleratorie previste per il Pnrr”.
Infine, in merito alla sicurezza sul lavoro, l’Ance “esprime perplessità rispetto all’introduzione della patente a crediti, ritenendo che quest’ultima non possa costituire uno strumento efficace a tale scopo.
Tale fenomeno deve essere affrontato con strumenti diversi, promuovendo la qualificazione di tutte le imprese e lavoratori autonomi che operano in cantiere, nonché garantendo il riconoscimento della formazione delle ’16 ore–Moduli Integrati per Costruire in Sicurezza’ del Formedil a tutti i lavoratori, compresi i lavoratori autonomi, indipendentemente dal settore di appartenenza, che operano in cantiere”.








