In Italia l’età media dei ceo di società quotate si attesta sui 60 anni, oltre la media degli altri Paesi europei (55-58 anni). Secondo la ricerca condotta da Bain & Company Italia e Key2people, questa situazione ha un costo per il Sistema Paese: una maggiore presenza di una leadership più giovane, quindi più incline all’innovazione, internazionalizzazione e ai nuovi trend, potrebbe tradursi in un valore compreso tra i 20 e i 40 miliardi di euro, tra l’1 e il 2% del Pil italiano.
“A un alto mix generazionale nelle posizioni apicali, come i dati evidenziano, corrisponde una maggior capacità di creazione di valore e crescita: ciò dimostra che la chiave per la gestione del futuro è una combinazione tra esperienza, innovazione e discontinuità”, sottolinea Cristina Calabrese, amministratore delegato di Key2people.
“Eppure solo il 53% delle aziende adotta policy a favore di una leadership giovane”. Per gli esperti, istituzioni e imprese dovrebbero fare la loro parte. Da un lato, le prime devono investire in modo mirato e urgente su una pianificazione lungimirante, rimodulando la durata dei percorsi di studio, introducendo politiche industriali a supporto di imprese Under35, sgravi fiscali che incentivino l’innovazione e forme di flessibilità in uscita. Dall’altro, le imprese hanno grandi responsabilità e possono agire attraverso alcune specifiche iniziative: dallo sviluppo delle competenze dei dipendenti (anche attraverso percorsi di carriera dedicati), a una valorizzazione delle risorse senior, fino all’introduzione di KPI di age diversity per posizioni di Board
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