La guerra in Ucraina e i calcoli di Pechino. Ne parla Federico Rampini sul Corriere della Sera: “L’allarme americano – scrive l’editorialista – è grave: la Cina sta per varcare una fatidica «linea rossa», la fornitura di armi a Vladimir Putin.
Se lo farà, l’aggressione russa all’Ucraina potrà durare molto di più e moltiplicare le vittime. Illudersi che Xi farà da paciere significa ignorare ciò che dice da quando la guerra è scoppiata: che è tutta colpa nostra.
Il leader cinese abbraccia la versione di Putin sulla Russia «accerchiata, assediata, resa insicura» da un Occidente aggressivo.
Xi è deciso a rovesciare un ordine globale americano-centrico per sostituirlo con un ordine alternativo. Qui s’inserisce l’Ucraina.
Nonostante le delusioni che Xi ha ricavato da quell’aggressione, che non è andata come Putin aveva promesso, tuttavia la vede come una spallata all’Occidente.
Cina e Russia – sottolinea Rampini – sono in sintonia su questo terreno strategico, come superpotenze revisioniste, perché vogliono rivedere (ribaltare) l’ordine mondiale. Il fatto che la guerra sia andata diversamente dai piani di Putin è uno smacco per Xi ma anche un’opportunità.
È un’occasione di apprendimento. In vista di un attacco a Taiwan, sia pure con le enormi differenze tra i due teatri, studiarsi una guerra reale è meglio che limitarsi ai wargame virtuali.
Fornire armi cinesi ai russi consente di testare le proprie tecnologie belliche in uno scontro diretto con arsenali della Nato. Che prezzo pagherà se dovesse fornire apertamente le sue armi?
Uno dei punti deboli della Cina è, in teoria, la sua profonda integrazione con i mercati occidentali. Con le sue azioni (a cominciare dal Covid) Xi ha generato diffidenza in Occidente, l’immagine della Cina è peggiorata drasticamente negli ultimi anni. Ma prezzi concreti non ne sta pagando, o non ancora.
Finora la Cina si è tenuta in equilibrio fra due logiche e due mondi, continuando a lucrare tutti i vantaggi da una globalizzazione in cui l’America la cooptò trent’anni fa.
Forse pensa di poterlo continuare a fare pur superando la «linea rossa» delle armi. È un gioco pericoloso, questo – conclude Rampini – in cui ciascuno sta sondando la determinazione dell’avversario”.








