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La Gianotti (Cern): “Questa crisi ha ridato alla scienza il ruolo che merita. Non dimentichiamocene subito”

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“La crisi Covid-19 ci ha trovato impreparati, in poche settimane ha messo l’umanità in ginocchio, ha mostrato la nostra vulnerabilità. Oggi stiamo spegnendo l’incendio, ma  gli incendi bisogna evitarli e la ricerca scientifica è uno degli strumenti più potenti che abbiamo a questo scopo”.

Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera la direttrice del Cern Fabiola Gianotti, sottolineando che “la crisi ha ridato alla scienza un ruolo   di primo piano. I governi si avvalgono dei consigli di comitati scientifici e i cittadini si interessano all’opinione di virologi, epidemiologi, immunologi e altri scienziati. Questo approccio dovrebbe essere la normalità anche in assenza di crisi. La scienza non deve essere invocata solo quando ci sono emergenze, dovrebbe essere una delle voci che i governi ascoltano ogniqualvolta devono prendere decisioni in campi in cui le conoscenze scientifiche sono rilevanti. Sostenere finanziariamente la ricerca scientifica in tutti i campi e rendere perenne il supporto di comitati scientifici ai governi sono elementi cruciali per evitare crisi future”.         

“Il fatto che gli scienziati possano avere interpretazioni e opinioni diverse sulle strategie da adottare, ad esempio in un momento di crisi, non vuole dire che la scienza sia nazionalistica”, afferma la scienziata in riferimento al caso della Svezia e alle strategie adottate per fronteggiare l’epidemia.

“Al contrario – precisa -, la scienza può giocare un ruolo importante per riavvicinare i popoli nel nostro mondo fratturato perché è universale e unificante”.   

“In questo momento drammatico per l’umanità il Cern, in collaborazione anche con l’Istituto Nazionale di  Fisica Nucleare (Infn), ha messo i propri laboratori e le proprie tecnologie e competenze al servizio di ospedali e delle ricerche legate al virus.

“Per ospedali e squadre di soccorso produciamo maschere, visiere e liquido   disinfettante, e stiamo sviluppando un nuovo ventilatore per pazienti in terapia intensiva. E abbiamo messo le nostre vaste risorse di calcolo e le nostre competenze legate ai big data a disposizione, con la speranza di poter aiutare ad accelerare le ricerche legate al virus”.

“Il Cern ha sviluppato – dice Gianotti – qualche anno fa,  nell’ambito di un progetto della Commissione Europea, e adesso gestisce, una piattaforma per l’archiviazione strutturata dei dati. Si chiama “Zenodo”, dal nome del primo sovrintendente dell’antica biblioteca di Alessandria d’Egitto nel terzo secolo avanti Cristo. Una caratteristica saliente è che Zenodo è una piattaforma open access, cioè informazioni archiviate su Zenodo sono accessibili a tutti”.

“Con la crisi Covid-19, e la necessità di condividere e incrociare dati di natura diversa per capire la diffusione del virus, l’uso di Zenodo ha subito un’impennata. In particolare, abbiamo avviato un progetto di collaborazione con il One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, diretto da Ilaria Capua”.

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