“Nel Pnrr si dà atto che l’approvazione annuale di una ‘legge sulla concorrenza’ rientra tra gli impegni dello Stato italiano monitorati dalla Commissione per ottenere i fondi previsti nel Pnrr”.
Lo scrive Alessandro De Nicola sulla Stampa parlando della questione delle riforme, della concorrenza e di un paese bloccato: “Tuttavia – spiega l’editorialista – non basterà a far diventare la legge annuale un vero strumento di liberalizzazione se il suo contenuto non lo è.
Il Ddl, ad esempio, è deludente, anche perché gran parte delle norme ivi contenute non servono affatto a promuovere la concorrenza (secondo la Treccani ‘una situazione di mercato con ampia libertà di accesso all’attività di impresa, possibilità di libera scelta per gli acquirenti e …per ciascuno di cogliere le migliori opportunità sul mercato’).
La concorrenza sembra infine affacciarsi timidamente quando si parla di venditori ambulanti e di vendite speciali pre-saldi.
Difficile che questa collezione di clausole, alcune benintenzionate – osserva – sia considerata un reale passo in avanti per liberare le forze di mercato, anche perché l’attuazione della legge sulla concorrenza del 2021, approvata dal governo Draghi e che conteneva un certo numero di cose buone, segna il passo.
Ad oggi di liberalizzazioni dei trasporti, semplificazioni dei controlli sulle attività economiche e dei regimi amministrativi delle attività private non si sa niente e il riordino della materia dei servizi pubblici locali, contenuta in un decreto legislativo di dicembre, è un elenco di principi a volte contraddittori.
Eppure – conclude De Nicola – queste sono le riforme a costo zero che non sarebbe difficile attuare: o, almeno, più facile che spendere bene tutti i soldi del Pnrr, impresa che, ahinoi, al momento sembra quasi impossibile”.








